Verso il congresso : il partito può farcela se da voce ai territori

Giu 26, 13 Verso il congresso : il partito può farcela se da voce ai territori

Qualche giorno fa ho assistito a un incontro con Fabrizio Barca in provincia di Siena e credo che il suo documento abbia originato un proficuo dibattito sui riferimenti culturali e valoriali del Pd, sul metodo organizzativo e sul nostro modo di far politica. Quando l’ex ministro ha deciso di impegnarsi nella vita del nostro partito, da una parte ha sollevato qualche timore in chi vedeva in lui un papa straniero; dall’altra ha suscitato entusiasmi in chi ha sperato che con lui si potesse rifondare e costruire un partito socialdemocratico di massa con riferimenti culturali ai modelli nord europei.
Credo che entrambe le impressioni siano errate. Barca ha il diritto impegnarsi e di contribuire a cambiare il Pd e ha ragione quando afferma che il nostro partito ha bisogno di fare scelte chiare – dire tutto a tutti – di trovare e conoscere il proprio elettorato di riferimento, allargandone la base proprio su alcune scelte legate alla soluzione dei problemi reali delle persone. Guardando avanti e non indietro, senza il timore di perdere qualcuno per strada.
Nel suo documento e soprattutto nella sua appendice Barca delinea con chiarezza i profili di un partito di sinistra moderno. Io credo che si tratti di profili condivisibili, da tempo tema di confronto, in attesa di un passaggio congressuale ormai imminente. L’altro aspetto centrale è quello della partecipazione democratica nei processi decisionali, perché risponde direttamente a chi ha creduto che l’adozione di un modello socialdemocratico fosse il destino necessario di incontro tra la sinistra post comunista e quella socialista e riformista. Il giudizio qui è chiaro: la visione “socialdemocratica” così come quella “minimalista” trovano oggi dei seri limiti nella capacità di soddisfare i bisogni dei cittadini e di garantire processi decisionali democratici. Barca allora propone lo “sperimentalismo democratico”: un percorso, più che un modello, e che si fonda sull’assunto che il sapere diffuso e il coinvolgimento nelle decisioni rappresentano la strada sia per innovare la società che per migliorare la qualità della democrazia.
Credo che i partiti politici siano ancora fondamentali catalizzatori di partecipazione. Tuttavia nel corso di questi anni, la vocazione maggioritaria, per la quale il Pd era nato, è stata smarrita, come si è persa la possibilità di trovare una sintesi tra le tre mozioni congressuali, pure dense di contenuti, che sono state portate avanti a fasi alterne e soggette a continui equilibrismi sia rispetto al governo del Paese che rispetto al necessario rinnovamento della politica. Ci siamo trovati di fronte a una segreteria che sembrava sostenere posizioni ben diverse rispetto a quelle del partito in Parlamento e che quindi è apparsa come incapace di esprimere una linea coerente.
Tornando alla partecipazione nelle decisioni pubbliche, credo che occorra articolare meglio il tema di “chi partecipa”, perché Barca parla di un partito che discute di tutto, cosa giusta, e che è il centro dell’elaborazione delle politiche pubbliche nel confronto con gli iscritti, cosa invece poco realistica. Il Pd del Lingotto è nato aperto, non solo sulla questione iscritti ed elettori – che rischia di diventare noiosa – quanto a tutte le realtà associative e ai corpi sociali intermedi. Dunque la questione non è il superamento organizzativo e culturale del Pd, cui velatamente pare accennare Barca, quanto il tentativo di essere coerenti rispetto a un progetto comune che ha coinvolto milioni di italiani. Cominciamo a farlo ribadendo la natura federale di questo partito e dando maggiore autonomia agli organismi territoriali. Diamo valore ai momenti congressuali come luogo di confronto culturale, prima ancora che di scelta del gruppo dirigente. Riconosciamo negli organismi eletti il sito decisionale piuttosto che i consessi creati ad hoc per mediare in conflitti. Chiamiamo i segretari di ogni livello territoriale alla responsabilità di sintesi prima che di conservazione. Possiamo farcela.

1 Commento

  1. Claudio Lucii /

    Siamo molto lontani ormai da quello che è la vita di tutti i giorni dei singoli cittadini.Mi sembra largamente sottovalutata l’analisi dello sgretolamento della società italiana, ci fermiamo in bizantinimi politici incomprenssibili. IL PD deve dare una prospettica vredibile a problemi concreti su singoli aspetti: il lavoro, la scuola, la sanità che corre verso la privatizzazione, con proposte concrete, anche piccole ma visibili, che ridiano speranza alla gente; incartarsi in discussioni sulla forma partito è letale….Io sono rimasto al Lingotto, quando il PD ha deragliato dallo spirito originario…me ne sono andato…senza rimpianti…Avrei voluto averli, ma non ne ho

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