Uber, Flixbus e le leggi

Feb 23, 17 Uber, Flixbus e le leggi

Anche quest’anno milioni di italiani (12 secondo le stime) hanno seguito la finale di Sanremo. E mentre continuiamo a canticchiare i brani presentati, il mercato musicale ha subito una trasformazione profonda. Secondo le stime della Federazione industria musicale italiana (Fimi), Sanremo incide per circa l’1% sulle vendite. Il settore discografico, uno dei primi a vivere direttamente le sfide tecnologiche, dai primi anni 2000 ha visto perdere il 74% del valore di mercato, un calo che solo nell’ultimo periodo sembra essersi arrestato. Il legislatore ha cercato di porre rimedio attraverso strumenti come il compenso per copia privata che si applica a tutti i supporti di registrazione vergini audio e video e attraverso leggi più stringenti contro la pirateria. Ma il risultato è che oggi è ormai difficile trovare un negozio di dischi, e le classifiche si fanno misurando i brani scaricati o ascoltati dalle piattaforme on line. Anche la chiusura di storici negozi di dischi nella nostra città è indice di questa tendenza.
Questa premessa può essere utile per affrontare i due provvedimenti contenuti nel decreto “mille proroghe” che hanno fatto molto discutere in questi giorni. Il primo, evidenziato anche dalla protesta, purtroppo strumentalizzata politicamente, dei tassisti romani, riguarda l’emanazione di norme sull’esercizio del servizio NCC. Il secondo riguarda i trasporti interregionali, con le autorizzazioni concesse solo a raggruppamenti di imprese la cui attività principale sia il trasporto di passeggeri su strada. La norma di fatto taglierebbe fuori imprese che offrono il servizio di bigliettazione esclusivamente su piattaforme on line, come FlixBus, un’azienda che è riuscita ad offrire tariffe altamente competitive su tratte spesso non coperte da altri servizi, lavorando con imprese locali di trasporto ed arrivando ad avere tre milioni di passeggeri negli ultimi due anni.
Non è difficile scorgere le similitudini tra le due misure che, pur da campi opposti, cercano di affrontare questioni poste dell’innovazione tecnologica sui servizi “tradizionali” come i trasporti.
Nel caso di Taxi e NCC la legge quadro del 1992 prevede che gli autisti di NCC debbano rientrare alla propria autorimessa fra un servizio e l’altro. Una norma oggettivamente debole e che, rinvio dopo rinvio, non è mai stata veramente applicata. Nel frattempo il mondo è cambiato e la diffusione di App per smartphone ha reso il bacino d’utenza di questo servizio concorrenziale a quello dei taxi stessi. Occorre dare certezza ai conducenti di taxi che hanno investito sulla loro attività, in particolare rispetto ad una concorrenza illegale. Ovviamente le problematiche variano a seconda della tipologia e dimensione delle città, e dunque sarà importante e ascoltare le proposte che portino ad avere un servizio più efficiente e sicuro.
Il caso di Uber, quello di FlixBus, ed i tanti altri che nasceranno nei prossimi anni richiedono una visione d’insieme che tuteli sia i lavoratori cercando di rispondere a domande crescenti. Se non esistono violazioni riconoscibili alla concorrenza, e nel caso di FlixBus l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato non ne ha rilevati, non possiamo pensare di tutelare alcune imprese di settore introducendo cavilli normativi, quando esiste una domanda ed un’offerta di servizi innovativi. Meglio piuttosto un confronto serio con le categorie che sappia trovare soluzioni concrete, anche in forma di compensazione, per quelle categorie che saranno danneggiate dall’evoluzione del mercato, piuttosto che una battaglia ideologica pro o contro le liberalizzazioni.
Le leggi in questo senso possono davvero fare la loro parte, ma non riusciranno a riportare indietro le lancette dell’orologio e a fermare la diffusione di nuovi servizi. Né purtroppo a far riaprire i negozi di dischi e di videocassette presenti, fino a qualche anno fa, in ogni quartiere.

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