Sulle Unioni Civili un’Italia che aspetta

Gen 14, 16 Sulle Unioni Civili un’Italia che aspetta

C’è un’Italia che aspetta da anni Il riconoscimento giuridico della propria situazione familiare (e sentimentale). Un’Italia che ha visto riconoscersi questi diritti dagli organismi internazionali: ultima la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che lo scorso luglio ha condannato il “vuoto normativo” che in Italia “viola i diritti delle coppie dello stesso sesso”. Un’Italia che crede che anche da noi come in altri Paesi europei sia necessaria una forma di tutela della unioni civili. Eppure ogni volta che quest’opportunità si avvicina le tensioni politiche riaffiorano come un fiume carsico a dividere gli schieramenti ed a scompaginare gli equilibri interni delle forze politiche.

Il ddl Cirinnà è un buon testo, è soprattutto il frutto di un lavoro molto inteso portato avanti con coraggio e determinazione dalla senatrice. Non sarà la soluzione perfetta, ma può rappresentare un passo importante verso un sistema di tutele che in tutti i Paesi europei negli ultimi vent’anni è stato in continua evoluzione.

Comprendo la scelta tattica fatta in queste ore da Berlusconi, anche se trovo ripugnante fare tatticismo sulla pelle di persone che da anni aspettano una qualche forma di riconoscimento. Tuttavia è logico capire che di fronte alla possibilità di mettere in difficoltà il governo Renzi, ogni occasione sia considerata buona. Per questo credo che noi come PD dovremmo per primi mostrare unità, non solo per non offrire il fianco alle trappole dell’opposizione, ma per dimostrare che questo lungo dibattito sulle unioni civili, che ha caratterizzato per anni la vita interna del centro sinistra, può arrivare finalmente ad un primo punto fermo.

Bene ha fatto dunque il nostro Presidente del Consiglio a chiedere di “moderare i toni e ricomporre il dibattito”, ricomporre il dibattito, mi sento di aggiungere, sui contenuti. La stepchild adoption, al di là del termine inglese, non rappresenta una novità assoluta nel nostro ordinamento, esiste da tempo la possibilità di adottare il figlio del coniuge, con il consenso del genitore biologico, possibilità poi estesa anche ai alla coppie di conviventi per tutelare l’interesse dei figli. E’ chiaro che l’orientamento sessuale non può costituire un ostacolo e questo è stato riconosciuto dal Tribunale per i minorenni di Roma con sentenze del 2014 e del 2015. Quanto previsto dal ddl Cirinnà di fatto esiste già dove si prevede che il componente dell’unione civile possa chiedere l’adozione del figlio biologico del partner con il consenso del genitore biologico e dopo una valutazione caso per caso del Tribunale per i minorenni.

Questo è il nostro Paese oggi, e queste sono le ragioni legittime di chi attende, non solo dei componenti della coppia, ma anche dei loro figli cui viene riconosciuto il diritto a mantenere un rapporto stabile anche con il convivente (anche omosessuale) del genitore biologico. Un diritto su cui si è pronunciato l’anno scorso il Tribunale di Palermo riconoscendo nel caso di due donne recentemente separate la necessità di preservare rapporto affettivo significativo tra la madre non biologica ed i bambini, proprio in funzione di tutela dell’interesse dei minori; spiegando che “la discendenza genetica non deve essere considerata determinante ai fini dell’attribuzione al minore del diritto di mantenere stabili relazioni con chi ha rivestito nel tempo il ruolo sostanziale di genitore”.

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