Sui rifugiati una risposta piu’ europea e piu’ efficace

Gen 06, 16 Sui rifugiati una risposta piu’ europea e piu’ efficace

Non possono esserci soluzioni nazionali alle tensioni globali, le soluzioni unilaterali dei singoli stati sono destinate al fallimento. Mentre ci giungono notizie di nuove stragi nel Mediterraneo, la Germania è sotto shock per le violenze contro le donne nella notte di Capodanno, in Svezia nuove misure richiedono che i viaggiatori tra la Danimarca e la Svezia debbano mostrare un documento di identità per la prima volta dalla fine degli anni 1950, quando un accordo tra gli Paesi nordici precedente di qualche decennio Schengen ha consentito ai cittadini di quegli stati di muoversi liberamente. In Danimarca è sorta una recinzione temporanea alla stazione Kastrup di Copenaghen, dove verranno fermati i treni per i controlli obbligatori. E sono diversi i paesi tra cui Germania, Austria e Francia che hanno applicato le eccezioni alle regole di Schengen che consentono, in circostanze eccezionali, di reintrodurre i controlli alle frontiere. Nel Regno Unito, che ha rifiutato di prendere parte i programmi di reinsediamento a livello UE per i rifugiati arrivati in Europa, si sta discutendo di limitare l’accesso dei migranti dell’Unione Europea alle prestazioni sociali del Paese. Le recinzioni fisiche e sociali verso l’esterno dell’Europa, potrebbero moltiplicarsi all’interno, sgretolando un processo di integrazione in corso da oltre sessant’anni.
E non saranno le ricette dell’estrema destra, che mettono sullo stesso piano i terroristi con i rifugiati che hanno raggiunto le coste d’Italia e la Grecia dalla Libia e Siria, ad affrontare il problema. Proprio perché moltissimi dei rifugiati che arrivano sulle nostre coste fuggono dalle atrocità portante aventi dallo Stato Islamico in Siria e meritano dunque la stessa solidarietà delle vittime degli attentanti un Europa.
La risposta deve al contrario essere più europea e soprattutto più efficace, visto che quanto fatto finora non ha avuto alcun effetto e secondo quando annunciato questa settimana dalla UE, solo 272 siriani ed eritrei sono stati ufficialmente trasferiti dai Paesi in prima linea della crisi migratoria, Grecia e Italia, verso altri Paesi del continente: solo lo 0,17% dei 160.000 rifugiati che i membri dell’UE si sono impegnati a condividere nel mese di settembre.

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