Spingeremo sulle smart city

Mag 10, 14 Spingeremo sulle smart city

Intervista per “Corriere delle Comunicazioni”
“Le nuove tecnologie, spesso ideate e prodotte in Italia, possono essere fondamentali per l’efficientamento della pubblica amministrazione anche dal punto di vista del risparmio energetico. Promuovere queste scelte un obiettivo trasversale alle forze politiche”
di Antonello Salerno

Onorevole Dallai, perché ha deciso di aderire all’intergruppo parlamentare sull’Innovazione?

Sotto il nome “innovazione” si possono raccogliere tanti temi, dall’agenda digitale all’efficientamento energetico ad altri sistemi di utili per la Pubblica amministrazione. Dal momento che alcuni di questi spesso vengono considerati marginali nel lavoro delle commissioni abbiamo pensato di prenderli come punti di riferimento per un gruppo di parlamentari che se ne occupasse nello specifico, con l’obiettivo dell’avanzamento e dell’innovazione.

Lei fa parte della commissione Ambiente e Territorio. Qual è il campo di azione dell’intergruppo su questi temi?

La risposta migliore può venire da un esempio: quando nel “decreto del fare” abbiamo introdotto il programma “6mila campanili”, rivolto ai Comuni sotto i 5mila abitanti, perché potessero provare a ottenere finanziamenti su progetti già cantierabili, mi sono accorto che nonostante tra i progetti finanziabili ci fossero anche l’installazione di sistemi wifi o di risparmio energetico, una minima parte dei progetti approvati riguardava questo settore. Penso che sia fondamentale, nell’efficientamento energetico e nel risparmio elettrico delle pubbliche amministrazioni, inserire degli strumenti – che ci sono e spesso sono anche elaborati, studiati e fabbricati in Italia – che permettano di ridurre di molto i consumi. E questo è il primo modo per ottenere risparmio e una politica energetica nuova e innovativa. L’intergruppo può essere utile a promuovere questo tipo di scelte.

Siete diventati più di 50 di ogni forza politica e distribuiti in tutte le commissioni alla Camera e al Senato. Qual è il valore aggiunto che deriva da questa caratteristica?

C’è uno sforzo di ricercare strumenti che siano applicabili e che diano un’ulteriore spinta al pregresso per la pubblica amministrazione e per le politiche pubbliche. E’ chiaro che i problemi dell’Italia sono più o meno sempre i soliti, ma è altrettanto chiaro che ogni tanto bisogna provare a forzare la mano per introdurre elementi di innovazione, anche dal punto di vista legislativo, che possano essere condivisi da tutte le forze politiche. Ad esempio quando Paolo Coppola fece la battaglia per l’abolizione dei fax prese un’iniziativa che anche simbolicamente identifica una forma mentale. Se facciamo una battaglia per introdurre sistemi di efficientamento elettrico o energetico nella PA questa è una cosa che chiaramente prescinde dallo schieramento politico, a meno che uno non pensi che dissipare energia sia una cosa positiva.

State anche cercando di lavorare in modo innovativo, condividendo online le informazioni e le iniziative tra voi. E’ un metodo che può avere un seguito?

Credo che sia un metodo ormai acquisito, anche se per qualcuno può sembrare a volte un po’ complicato. Io già lo facevo con altri miei colleghi per lavoro e nell’attività politica. Spesso ci troviamo su piattaforme telematiche per condividere file e idee in tempo reale.

Il Parlamento è abbastanza consapevole della centralità del tema dell’innovazione per il futuro del Paese?

Il livello di consapevolezza è ampio, nel senso che tutti capiscono che c’è un’esigenza di innovare. Poi su come questo si traduca in atti legislativi destinati inevitabilmente a cambiare abitudini consolidate scontiamo il fatto di essere in aula una netta minoranza. Sono battaglie che devi iniziare e portare avanti anche per sensibilizzare l’aula e il paese. Lo vedo sui temi ambientali: sembrerebbero patrimonio comune, ma poi in realtà difficilmente trovano applicazione diffusa.

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