Siamo un po’ tutti “cripto – Renziani”

Ott 11, 12 Siamo un po’ tutti “cripto – Renziani”

Parafrasando una celebre frase di Einstein, “un partito è come un paracadute: funziona solo se si apre”. E’ l’utilizzo che se ne fa a definire l’utilità o la potenza distruttiva degli strumenti, e questo è certamente vero per le primarie del PD. Se saranno lo strumento per “includere” pezzi di società che altrimenti starebbero fuori dal PD, saranno una scommessa vinta. Altrimenti la porta del Partito Democratico rimarrà stretta. Forse “da fuori” i partiti sembrano peggiori di come sono realmente e gli esempi negativi tendono ad oscurare il lavoro disinteressato e l’impegno di molti. Il fatto è che comunque le si girino, le posizioni del PD sembrano spesso più arretrate delle posizioni che la società esprime, e malgrado il lavoro che viene fatto sul territorio, la possibilità di incidere sulle decisioni a livello nazionale è sostanzialmente scarsa.
La competizione è tra l’usato-sicuro di Bersani e l’innovazione di Matteo Renzi, ma paradossalmente siamo tutti “cripto-renziani”. Chi è a favore del sindaco rottamatore, chi lo voterebbe ma si trova a disagio perché non veramente convinto (e sono i più), chi è antitetico per storia e modo di intendere la politica, tutti sono consapevoli che senza Renzi, e forse malgrado Renzi, niente cambierà nelle dinamiche di questo partito senza un’onda d’urto che rimetta in gioco energie e capacità bloccate. Per molti di noi impegnati in politica, e ancor più per chi vive la politica in maniera distaccata, la differenza tra l’usato sicuro e la rottamazione sta nell’aspettativa di rinnovamento. Le ricette fin qui proposte non hanno funzionato ed i motivi sono molteplici. Il principale è probabilmente perché in Italia non siamo mai stati capaci di intaccare le rendite di posizione.
Il messaggio di Renzi è passato nell’opinione pubblica anche, o forse soprattutto in virtù della staticità dell’establishment del partito. Chi, come il sottoscritto ha le proprie radici nella sinistra deve domandarsi se il confronto su candidati diversi e con profili culturali e visioni del Paese distinte, generi inevitabilmente anche uno scontro interno al Partito Democratico su temi rilevanti, quali la selezione della classe dirigente, il metodo di organizzazione dei partiti, il ruolo dei partiti stessi nelle democrazie contemporanee. E’ un dibattito semplicistico e in qualche caso rischioso, ma utile per discutere la capacità dei partiti di selezionare al proprio interno i politici che possano interpretare credibilmente la realtà circostante. Gli interventi sulle politiche del lavoro, sul precariato, sulle infrastrutture, sulla sanità, sulla scuola, sui diritti, potranno essere credibili solo se intersecheranno la realtà profonda dei cittadini comuni. Inevitabilmente il ricambio della classe politica andrebbe nella direzione di intendere l’impegno in politica come “servizio civico”, in modo che le energie migliori possano mettersi a disposizione delle nostre comunità e che i partiti possano tornare raccogliere le istanze di cambiamento e trasformarle in proposte politiche.
L’ipotesi che un vittoria di Renzi possa compromettere i valori fondanti del PD è volta a risvegliare le paure dell’elettorato di centrosinistra. E’ probabile invece che i cripto-renziani pro-Renzi e quelli anti-Renzi siano molto più simili di quanto si creda; il patrimonio e le battaglie per un paese più moderno, più giusto, più equo sono patrimonio comune. Le posizioni del PD su scuola e formazione, su salvaguardia del territorio e su diritti civili su sanità pubblica e politiche energetiche, su selezione del ceto dirigente e capacità di mediazione dovrebbero sono state oggettivamente contradditorie a cause dei veti incrociati opposte dalle varie correnti del partito. Renzi assumerà gli impegni politici e i contenuti elaborati dall’Assemblea Nazionale del PD, ma è proprio lì che il PD ha mostrato di essere titubante. Occorre invece tornare allo spirito con cui è nato il Partito Democratico, utilizzando gli errori compiuti per percorrere strade nuove con maggiore coerenza.
E’ bene ricordarsi che il traguardo finale è quello di vincere le elezioni politiche, e dunque la capacità di mantenere un clima costruttivo dentro il PD definirà la credibilità dei dirigenti locali, regionali e nazionali. In Provincia di Siena il confronto nasce sotto i migliori auspici; la garanzia è certa ed è data da Niccolò Guicciardini e dalle persone che formano il gruppo dirigente del PD.
Parafrasando una celebre frase di Einstein, “un partito è come un paracadute: funziona solo se si apre”. E’ l’utilizzo che se ne fa a definire l’utilità o la potenza distruttiva degli strumenti, e questo è certamente vero per le primarie del PD. Se saranno lo strumento per “includere” pezzi di società che altrimenti starebbero fuori dal PD, saranno una scommessa vinta. Altrimenti la porta del Partito Democratico rimarrà stretta. Forse “da fuori” i partiti sembrano peggiori di come sono realmente e gli esempi negativi tendono ad oscurare il lavoro disinteressato e l’impegno di molti. Il fatto è che comunque le si girino, le posizioni del PD sembrano spesso più arretrate delle posizioni che la società esprime, e malgrado il lavoro che viene fatto sul territorio, la possibilità di incidere sulle decisioni a livello nazionale è sostanzialmente scarsa.
La competizione è tra l’usato-sicuro di Bersani e l’innovazione di Matteo Renzi, ma paradossalmente siamo tutti “cripto-renziani”. Chi è a favore del sindaco rottamatore, chi lo voterebbe ma si trova a disagio perché non veramente convinto (e sono i più), chi è antitetico per storia e modo di intendere la politica, tutti sono consapevoli che senza Renzi, e forse malgrado Renzi, niente cambierà nelle dinamiche di questo partito senza un’onda d’urto che rimetta in gioco energie e capacità bloccate. Per molti di noi impegnati in politica, e ancor più per chi vive la politica in maniera distaccata, la differenza tra l’usato sicuro e la rottamazione sta nell’aspettativa di rinnovamento. Le ricette fin qui proposte non hanno funzionato ed i motivi sono molteplici. Il principale è probabilmente perché in Italia non siamo mai stati capaci di intaccare le rendite di posizione.
Il messaggio di Renzi è passato nell’opinione pubblica anche, o forse soprattutto in virtù della staticità dell’establishment del partito. Chi, come il sottoscritto ha le proprie radici nella sinistra deve domandarsi se il confronto su candidati diversi e con profili culturali e visioni del Paese distinte, generi inevitabilmente anche uno scontro interno al Partito Democratico su temi rilevanti, quali la selezione della classe dirigente, il metodo di organizzazione dei partiti, il ruolo dei partiti stessi nelle democrazie contemporanee. E’ un dibattito semplicistico e in qualche caso rischioso, ma utile per discutere la capacità dei partiti di selezionare al proprio interno i politici che possano interpretare credibilmente la realtà circostante. Gli interventi sulle politiche del lavoro, sul precariato, sulle infrastrutture, sulla sanità, sulla scuola, sui diritti, potranno essere credibili solo se intersecheranno la realtà profonda dei cittadini comuni. Inevitabilmente il ricambio della classe politica andrebbe nella direzione di intendere l’impegno in politica come “servizio civico”, in modo che le energie migliori possano mettersi a disposizione delle nostre comunità e che i partiti possano tornare raccogliere le istanze di cambiamento e trasformarle in proposte politiche.
L’ipotesi che un vittoria di Renzi possa compromettere i valori fondanti del PD è volta a risvegliare le paure dell’elettorato di centrosinistra. E’ probabile invece che i cripto-renziani pro-Renzi e quelli anti-Renzi siano molto più simili di quanto si creda; il patrimonio e le battaglie per un paese più moderno, più giusto, più equo sono patrimonio comune. Le posizioni del PD su scuola e formazione, su salvaguardia del territorio e su diritti civili su sanità pubblica e politiche energetiche, su selezione del ceto dirigente e capacità di mediazione sono state oggettivamente contradditorie a cause dei veti incrociati opposte dalle varie correnti del partito. Renzi assumerà gli impegni politici e i contenuti elaborati dall’Assemblea Nazionale del PD, ma è proprio lì che il PD ha mostrato di essere titubante. Occorre invece tornare allo spirito con cui è nato il Partito Democratico, utilizzando gli errori compiuti per percorrere strade nuove con maggiore coerenza.
E’ bene ricordarsi che il traguardo finale è quello di vincere le elezioni politiche, e dunque la capacità di mantenere un clima costruttivo dentro il PD definirà la credibilità dei dirigenti locali, regionali e nazionali. In Provincia di Siena il confronto nasce sotto i migliori auspici; la garanzia è certa ed è data da Niccolò Guicciardini e dalle persone che formano il gruppo dirigente del PD.

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