Serve un partito forte per guidare la riorganizzazione istituzionale

Ott 25, 15 Serve un partito forte per guidare la riorganizzazione istituzionale

Se il tema della fusione dei comuni si concentra solo in termini di risparmi di amministrazione e di rappresentanza politica rischia di diventare un dibattito sterile. Da questa prospettiva, tra l’altro, i dubbi e le contrarietà sono condivisibili perché risparmiare sulla rappresentanza significherebbe risparmiare sulla democrazia. La riorganizzazione degli enti locali e le eventuali fusioni dovranno fondarsi, piuttosto, sulla capacità degli amministratori di rispondere alle attese dei cittadini e alle esigenze di una programmazione economica per il futuro dei territori.
Aggregare per un’amministrazione efficace. Nei comuni molti piccoli i “costi della politica” sono bassi, e ancora più basse sono le risorse finanziarie a disposizione dei loro amministratori. Amministrare o rappresentare i propri cittadini in consiglio comunale è, in molti casi, quasi un esercizio di volontariato. Incoraggiare l’aggregazione dei comuni non significa rincorrere l’antipolitica promettendo di eliminare giunte e consigli comunali, ma dare agli eletti dei nuovi enti locali gli strumenti per un’azione amministrativa efficace. E questa, in presenza di associazioni dei servizi arriva comunque a dei limiti oggettivi dati dalla dimensione degli organici dei comuni e delle risorse a loro disposizione.
Unione e fusione dei Comuni. Se vogliamo seguire l’esempio di altri stati europei, la domanda che dobbiamo porci è: dopo l’abolizione delle province, vogliamo creare nuovi soggetti giuridici, con imposizione fiscali proprie ed organi di governo e rappresentanza direttamente eletti? Io credo di no. Così come le conosciamo, le Unioni dei Comuni non esprimono una democrazia migliore di Comuni che decidessero di fondersi. Inoltre esse mantengono tutto il problema di risorse limitate e dunque, ogni strada alternativa dovrebbe pensare a come cambiare il modo in cui queste si finanziano. Meglio dunque rafforzare i Comuni dotandoli di maggiori risorse e migliori capacità organizzative.
Il ruolo della politica e del Pd. Questo credo sia il vero vantaggio di una eventuale riorganizzazione: il miglioramento della capacità amministrative e l’ampliamento dei margini di scelta politica per gli amministratori stessi. La sfida è dunque trovare la chiave attraverso cui si conservino le identità culturali e storiche ma si annullino i localismi inutili e velleitari. I catastrofisti avranno un palco facile e starà alla politica discernere le buone ragioni pro oppure contro, dai conservatorismi ammantati di tradizione. La discussione attorno alle fusioni dei Comuni, sia di carattere regionale che locale, dimostra più che mai l’esigenza di avere un partito in grado di guidare un ragionamento, largo e aperto, e di avanzare una proposta. Farlo ricoprendo ruoli amministrativi implica il raggiungimento dell’obiettivo, con l’alternativa secca tra riuscire oppure fallire. Sarebbe molto utile, anche nel nostro territorio, discuterne approfonditamente in termini politici. Se crediamo che esista nei partiti una funzione di elaborazione di indirizzo autonoma rispetto all’azione amministrativa, oggi abbiamo un’occasione straordinaria per dimostrarlo.

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