Serve ancora un partito: sindaci, governo locale e radicamento territoriale

Giu 28, 17 Serve ancora un partito: sindaci, governo locale e radicamento territoriale

Le elezioni locali hanno dinamiche proprie, non sempre coincidenti con il dibattito politico nazionale, anche se questo ha un’influenza non secondaria. Tuttavia il peso della credibilità dei singoli candidati, del loro rapporto con la cittadinanza, dell’esperienza di governo locale, del radicamento del partito nel territorio sono preponderanti, come abbiamo constatato in altre tornate elettorali. In ogni partito strutturato è dunque importante capire come le scelte quotidiane, anche quelle amministrative, finiscano per influenzare le prospettive politiche, la possibilità di fare alleanze su programmi condivisi, la capacità di mobilitare i militanti e appassionare il proprio elettorato.
Il risultato di domenica scorsa è un sostanziale arretramento del PD che fatica ad allargare i propri consensi dopo il primo turno. Cala l’affluenza in maniera vistosa tra il primo e il secondo turno, crescono recuperando lo svantaggio fino a vincere molti dei candidati di centro-destra, e nei rari casi in cui presenti al ballottaggio, quelli del M5S.
Ci sono alcune vittorie molto importanti per il centrosinistra: Lecce, Taranto e Padova. E c’è il caso di Trapani, dove l’astensionismo vince sull’unico candidato e determina il commissariamento del comune.
Anche l’ipotesi di sinistra-sinistra alternativa al Pd non ha al momento capacità di presentarsi come forza di governo (e forse neanche l’ambizione).
L’analisi dei flussi elettorali evidenzia quello che i risultati rendono già chiaro: l’elettorato dei 5 Stelle al secondo turno si sposta verso i candidati di centro destra (come a Genova e a L’Aquila), così come i voti “civici” e di centrodestra si orientano verso i candidati del M5S.
Governare un Comune oggi è probabilmente molto più complesso che in passato, per scarsità di risorse, per disparità tra competenze attribuite e responsabilità. Sindaci capaci di migliorare sensibilmente le città che hanno amministrato hanno faticato a confermarsi oppure sono stati sconfitti. Per questo è importante anche valutare quanto l’impegno amministrativo dei sindaci sia effettivamente in grado di tradursi in politiche apprezzate dai cittadini. In particolare quando si programma il futuro di una città senza indulgere in politiche di basso respiro. Forse è più importante valutare questo che concentrarsi sul metodo di scelta dei candidati.
Un radicamento importante dei partiti sul territorio resta indispensabile, come strumento capace di produrre una mobilitazione in ogni luogo del Paese, ma soprattutto per la possibilità di confrontarsi con i cittadini e con le formazioni sociali a livello locale.
L’urgenza che abbiamo di fronte è quella di ricostruire una cultura politica anche nella nostra Regione, dove è venuta meno la coincidenza tra l’impegno civile ed associativo e l’appartenenza ai partiti politici. Conterà la nostra capacità di autoriformarci e presentare una classe dirigente non necessariamente nuova (che magari manifesta i vizi della prima repubblica), ma certamente innovativa; che si impegni cioè a rigenerare gli strumenti per partecipare attivamente al dibattito politico o almeno a destare attenzione sulle scelte che convolgono tutti.

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