Sentiment

Dic 17, 16 Sentiment

All’inizio di questa settimana Facebook, dopo le critiche crescenti sull’immobilità rispetto alla gestione delle notizie false che potrebbero aver influenzato l’esito delle elezioni presidenziali statunitensi, ha dato il via ad alcuni correttivi sulla gestione delle notizie all’interno del social network. Non è una questione di poco conto, durate la campagna elettorale americana le 20 notizie false più condivise sul social network hanno generato più traffico delle 20 le notizie più condivise create dai media ufficiali: 8,7 milioni contro 7, 3 milioni tra reazioni e commenti. Una crescita avvenuta proprio durante i mesi critici della campagna, i cui effetti potrebbero in qualche modo aver influenzato l’esito finale del voto. I dati scientifici confermano su basi quantitative ciò percepiamo nella vita quotidiana, ovvero che i social media partecipano ormai in maniera significativa alla formazione delle opinioni politiche.
Una piattaforma come Facebook ha 1,8 miliardi di iscritti; è quindi ragionevole supporre che notizie false condivise sui social network possano raggiungere e influenzare un numero considerevole di persone.
Nel frattempo in casa nostra stanno chiudendo una serie di siti web all’origine delle “bufale” a contenuto politico di cui abbiamo letto in questi giorni inclusa forse la più nota: “Gentiloni choc: gli italiani imparino a fare sacrifici e la smettano di lamentarsi” condivisa decine di migliaia di volte.
post gentiloni
Anche se in questo caso non si tratta proprio di casa nostra. Riccardo Luna, direttore dell’Agi, ha intervistato il titolare (Italiano) dell’azienda bulgara che ospitava i siti, un passato nell’estrema destra con Forza Nuova ed un presente imprenditoriale fondato su servizi informatici e raccolta pubblicità sul web.
I social media hanno fornito un canale diretto con cui la politica entra in contatto con le persone. Essi sono diventati un punto di ascolto dei cittadini ma anche un’arena di confronto. L’effetto livellante della tecnologia ha posto questi strumenti sullo stesso piano dei media tradizionali, come quotidiani e TV, questi ultimi non più depositari della notizia. La mancanza di una verifica sui fatti ha reso plausibili argomenti senza fondamento, spesso amplificati ad arte dai social network. Tuttavia il cortocircuito nel ciclo dell’informazione non nasce spontaneamente. Non è un caso che la lunga lista di siti “bufale” (LiberoGiornale.com, Notiziea5stelle.com, Newsandroid.eu, Gazzettadellasera.com, ecc..) sia ospitata sugli stessi server: la comunicazione politica in questi casi è gestita in maniera professionale, usa gli strumenti del marketing, incluso l’uso strategico di notizie distorte che rendono sempre più difficile distinguere tra verità e menzogna.
Sarebbe troppo semplice invitare i cittadini a farsi una propria opinione, studiare ed analizzare i problemi. La parola dell’anno 2016 del Dizionario Oxford non a caso è post-verità, ovvero ciò che “denota le circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nella formazione dell’opinione pubblica degli argomenti che fanno ricorso all’emozione e alle convinzioni personali”.
Chi ha il compito di rappresentare i cittadini deve prima di tutto farsi carico di comprendere le questioni rilevanti per le persone piuttosto che sforzarsi di inseguire il loro stato d’animo. Se si rinuncia a ricercare un terreno di confronto sui problemi sociali, economici e ambientali per dedicarci invece ad inseguire il “sentiment”, il rischio è di non riuscire mai a trovare un accordo sulle soluzioni ai problemi reali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *