Senato, si poteva far meglio?

Set 27, 16 Senato, si poteva far meglio?

La riduzione del numero dei parlamentari, 220 in meno al Senato, l’eliminazione dell’indennità per i senatori, sono certamente due punti che incontrano il favore dei cittadini. Altrettanto importanti sono le funzioni che avrà il nuovo Senato, come la sua composizione. Non è un caso dunque che molto più di altri capitoli della riforma, composizione e funzioni del Senato siano state al centro del dibattito pubblico nei mesi intercorsi durante i vari passaggi che hanno portato all’approvazione definitiva della riforma.
È comprensibile: il riparto delle competenze legislative fra Stato e Regioni vedrà le Regioni intervenire nell’attività legislativa attraverso la rappresentanza dentro il Senato come raccordo tra il Parlamento nazionale e le istituzioni territoriali autonome.
La rappresentanza dei territori è utile a chiarire la prima e tra le più diffuse obiezioni rispetto alla riforma: la possibilità di arrivare ad un sistema monocamerale.
È necessario innanzitutto constatare la quasi totale assenza di questo modello tra i paesi democratici più grandi (escluso la Turchia), un modello che è invece diffuso nei Paesi scandinavi e baltici oltre che in Grecia ed in Israele. Oltre all’assenza di modelli di riferimento non c’era nell’attuale Parlamento una maggioranza favorevole al monocameralismo. Infine il Senato fin dalla Costituente è stato visto come l’assemblea di rappresentanza dei territori, come discende da un assetto dello stato di tipo regionalista, visto che da più parti si urla allo stravolgimento della Costituzione, in questo caso possiamo parlare di modifica, sostanziale centro, ma che segue in qualche modo i principi della Costituente.
Riguardo invece alla composizione del Senato questo sarà eletto per 95 dei suoi 100 componenti dai Consigli regionali: 74 scelti fra i consiglieri stessi, mentre 21 dovranno essere eletti fra i sindaci, 5 a senatori a vita saranno nominati dal Presidente della Repubblica. Una obiezione piuttosto diffusa indica come una camera che dovrebbe rappresentare in primo luogo i territori dovrebbe essere scelto dai governi dei territori stessi (le giunte regionali quindi, non i consigli), sul modello del tedesco Bundesrat. In Germania sono rappresentati solo gli esecutivi e i rappresentanti di ogni Land votano con voto conforme. Seguire questa scelta, oltre ad escludere completamente i Comuni dalla rappresentanza territoriale, difficilmente avrebbe ottenuto il consenso necessario, proprio perché escludendo le forze di minoranza, che non sono espressione dei governi regionali, avrebbe determinato un Senato quasi monocolore Pd.

Il nuovo Senato. Fonte: Ansa

Il nuovo Senato. Fonte: Ansa

Il testo che abbiamo approvato con lettura definitiva alla Camera è frutto di un lungo e faticoso lavoro di mediazione, con modifiche sostanziali apportate sia sulla composizione del Senato sia sul numero di componenti che sulla modalità di scelta, oltre che sul riparto dei poteri legislativi.
I cittadini sono chiamati a pronunciarsi su un testo che prevede che i senatori siano eletti dai consigli regionali fra “propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci”. Questo principio di proporzionalità apre le porte alla rappresentanza di almeno uno o più consiglieri di opposizione. La durata del mandato dei senatori coinciderà con quella dei Consigli regionali o dei Comuni in cui sono stati eletti. Infine c’è un chiaro riferimento rispetto alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri che sarà il principio guida per la legge elettorale del nuovo Senato.
L’assetto che abbiamo cercato di dare al Paese con questa riforma, passa anche e soprattutto dal trasformare una camera doppione, in un organo con funzioni distinte, capace di esprimere una vera rappresentanza territoriale, questo perché che verrà via via rinnovato ad ogni elezione regionale, svincolandone gli equilibri interni dal risultato elezioni politiche. Nella complessità della riforma questo sarà un aspetto centrale.

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