Se sei letture vi sembran poche…

Set 27, 16 Se sei letture vi sembran poche…

Proprio perché credo che la costituzione italiana sia troppo importante per farne argomento di dibattito politico di breve respiro, é utile mettere in fila alcune riflessioni sul come e sul perché siamo arrivati a questa riforma su cui i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi.
Una prima osservazione da fare è sgombrare il campo dall’accusa che la riforma possa portare il Paese verso una sorta di dittatura. Come espresso da alcuni dei più illustri studiosi di diritto costituzionale, peraltro contrari a questa riforma, nel loro appello dello scorso aprile:

“Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo.”

Dunque non c’è stato uno stravolgimento delle garanzie costituzionali, ma un tentativo che può certamente criticato (entrando nel merito) di rendere il processo legislativo snello.
Altra questione rilevante riguarda la necessità di intervenire sulla materia costituzionale. E’ bene ricordare che questa riforma è il frutto di una necessità presente da tempo, ma trova fondamento in un percorso che è iniziato con questa legislatura. Anzi, questa legislatura, caratterizzata dalla mancanza di maggioranze politiche scaturite dal voto, così come il governo Letta e il Governo Renzi, traggono dall’impegno, sulle riforme i propri fondamenti. Il lavoro era stato iniziato con il Rapporto del Gruppo di lavoro sui temi istituzionali, istituito dal Presidente della Repubblica nel marzo 2013, poi proseguito con il lavoro svolto dalla Commissione per le riforme costituzionali istituita da Enrico Letta nel giugno 2013 che si era pronunciata in maniera unanime per il superamento del bicameralismo paritario e verso una forma di bicameralismo differenziato che attribuisse al Senato della Repubblica la rappresentanza degli enti territoriali, intesi sia come territorio che come Istituzioni. Ed è utile ricordare che la prima defezione dalla maggioranza parlamentare in tema di riforme è arrivata da parte di Berlusconi non su una questione di merito, ma dopo l’elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica.
Infine un’ultima osservazione legata al consenso fra le forze politiche ed ai cambiamenti nel sostegno parlamentare alla riforma: ogni forza politica, ed ogni parlamentare individualmente, ha il proprio sistema valoriale e le proprie convinzioni, ma anche la competenza, nel rispetto dell’articolo 138 della Costituzione, ad esprimersi sulla revisione della Costituzione stessa. In questi due anni la riforma è passata per sei letture, tre alla Camera e tre al Senato, con quasi seimila votazioni e l’approvazione di centinaia di emendamenti.
Non si può essere paladini della costituzione e della forma di governo parlamentare ed allo stesso tempo non riconoscere al Parlamento la capacità di riformarla.

*Nella foto il tabellone del voto finale della riforma

1 Commento

  1. Pier Carlo Batté /

    In effetti se dopo sei letture si è prodotto un obbrobrio simile mi sorge più di un dubbio sulla vostra capacità di fare i parlamentari… ci vediamo alle urne il 4 dicembre!

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