Rapporto Stato – territori

Set 27, 16 Rapporto Stato – territori

Se è vero che l’attenzione sui contenuti della riforma si è concentrata nel dibattito pubblico principalmente sulla composizione e le funzioni del nuovo Senato, le innovazioni istituzionali proposte andranno ad incidere profondamente sull’organizzazione dello Stato, e nei rapporti fra Stato, Regioni ed Enti locali.
Le province non saranno più presenti in Costituzione, dopo la Legge Delrio che ne aveva ridotto funzioni, e modificato la composizione degli organi istituzionali, le province potranno essere eliminate del tutto oppure subire ulteriori trasformazioni. Finora un’abolizione completa non sarebbe stata costituzionalmente legittima.
La nuova configurazione istituzionale prevista dalla riforma interverrà nella distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni, vedrà crescere il potere legislativo dello Stato, e parallelamente, l’influenza che le Regioni eserciteranno sullo Stato attraverso il nuovo Senato.
È un importante ripensamento rispetto alle scelte fatte negli anni ‘90 quando la revisione dei Titolo V della Costituzione era intervenuta per dare al nostro Paese un assetto istituzionale decentrato, prevedendo che alle Regioni fossero attribuiti i poteri su tutte le altre funzioni non esplicitamente riservate allo Stato dalla Costituzione.
Il nuovo ruolo istituzionale ha comportato sì un aumento delle competenze, ma anche una crescita significativa della spesa. Non si tratta semplicemente dei limiti posti alle Regioni in materia di riduzione dei costi della politica, che pure incontrano un fortissimo consenso tra i cittadini anche per gli scandali legati alle indennità ed al finanziamento dei gruppi consiliari. I dati indicano come la spesa delle regioni sia aumentata di oltre il 50% in quindici anni, passando 107.658 milioni nel 2001 a 152.970 milioni nel 2013. Le voci principali di spesa, dopo quella sanitaria, sono per personale e servizi e la spesa sanitaria non ha inciso significativamente sull’aumento complessivo degli impegni delle Regioni, passando da 108 miliardi di euro del 2008 a 112 miliardi del 2014.

Regioni a confronto. Fonte: il Sole 24 ore

Regioni a confronto. Fonte: il Sole 24 ore

Non è però solo una questione di bilancio: l’attuale Titolo V prevede oltre agli ambiti riservati allo Stato e alle Regioni, alcune materie di competenza concorrente come istruzione, tutela della salute, governo del territorio, energia e trasporti. L’incertezza ha generato un numero sorprendente di conflitti di attribuzione sollevati di fronte alla Corte Costituzionale, sia da parte dello Stato che da parte delle Regioni.
Il nuovo art. 117 interviene abolendo la competenza legislativa concorrente, la competenza diviene o esclusivamente statale o regionale pur lasciando la previsione che lo Stato dia delle norme generali poi attuate dalle leggi regionali. Vengono poi accresciute le materie esclusive dello Stato, e si prevede che su proposta del Governo, se lo richiede l’unità giuridica o economica della Repubblica o la tutela dell’interesse nazionale, una legge dello Stato possa intervenire anche sulle materie di competenza regionale, la cosiddetta “clausola di supremazia”.

Il nuovo art 117. Fonte: Camera dei Deputati

Il nuovo art 117. Fonte: Camera dei Deputati

È logico che ad alcuni osservatori questa possa apparire come una virata verso una nuova forma di centralismo, ma questa riforma è anche il frutto di un’esperienza, quella successiva alla riforma del 2001 che è stata caratterizzata da luci ed ombre. Si eliminano le competenze condivise con lo Stato, che hanno dato origine a conflitti tra Stato e Regioni, per dare efficacia all’azione del Governo ma allo stesso tempo si rendono certe le competenze delle regioni e la loro partecipazione, attraverso i consiglieri regionali, la processo legislativo.

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