Quei numeri di telefono sui salvagente

Mag 03, 17 Quei numeri di telefono sui salvagente

Quei numeri di telefono sui salvagente
La verità, quella che fa male, sta negli oltre 1.000 rifugiati morti nel Mar Mediterraneo dall’inizio del 2017. Mentre in Italia discutevamo sulle dichiarazioni del procuratore Zuccaro i dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) registravano 1.073 persone morte o disperse quest’anno nel passaggio tra la Libia e l’Italia. Di queste almeno 150 sono bambini e secondo l’Unicef la cifra reale è probabilmente molto più elevata perché le morti dei minori non accompagnati spesso non vengono segnalate.
Basta un’immagine per smentire l’ennesima falsa verità che descrive le organizzazioni non governative come colluse con i trafficanti di esseri umani, e che finisce per insinuare che il passaggio nel canale di Sicilia sia “assistito”. E’ l’immagine dei nomi e dei numeri di telefono scritti col pennarello sui salvagenti, una triste precauzione, presa da chi parte, per lasciare ai propri cari almeno la certezza sul proprio destino in casi di scomparsa.
Il clima più mite e le minacce di una repressione da parte della guardia costiera libica spingono i trafficanti ad aumentare i passaggi nel mediterraneo. E’ per questa ragione che è cresciuto l’intervento di diverse organizzazioni non governative, per sostenere lo sforzo europeo, evidentemente non sufficiente, portato avanti con l’operazione Sophia (EUNAVFOR Med).
E’ innegabile che da anni contrabbandieri libici abbiano trasformato la crisi umanitaria in un business molto profittevole, e che spesso questi profitti vengano reinvestiti per finanziare la guerra in corso. Questo non significa però che vi sia un qualche tipo di rapporto i trafficanti e le ONG.
Oggi in Senato è attesa l’audizione di Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania, il magistrato che ha ipotizzato contatti tra alcune ong e gli scafisti. Tra Camera e Senato sono tre le commissioni che si stanno occupando di ipotesi non suffragate da prove. Ieri il presidente del Copasir ha smentito l’esistenza di dossier dei servizi segreti italiani su rapporti tra le ong che soccorrono i migranti e gli scafisti. Altrettanto ha fatto Francesco Paolo Giordano, procuratore di Siracusa, che ha la competenza sugli sbarchi che avvengono ad Augusta, il primo porto italiano per numero di arrivi, spiegando come non esistano prove di collegamenti “obliqui o inquinanti tra ONG e trafficanti di migranti”.
La vittima rischia ancora una volta di essere la verità: ci sono persone che muoiono e di fronte all’incapacità o alla mancata volontà degli stati europei di metter in campo un’alternativa efficace all’operazione Mare Nostrum, la generosità di tante istituzioni, laiche e religiose, degli amministratori locali, e dello stato italiano nelle sue articolazioni, ha consentito in questi anni di salvare tantissime vite umane.
Generosità che non cancella la necessita di risposte dure e intransigenti verso chi traffica in esseri umani, ma che rende l’Italia, prima frontiera di questa tragedia umanitaria, un Paese migliore delle polemiche che abbiamo letto in questi giorni.

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