Programmazione chiave del futuro delle città: l’esempio del piano periferie

Giu 20, 17 Programmazione chiave del futuro delle città: l’esempio del piano periferie

Lo scorso maggio la Corte dei Conti ha registrato i primi 24 protocolli di intesa tra le città ed il governo per i primi 500 milioni di finanziamento al piano periferie. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha poi firmato in via definitiva il primo decreto che assegna ulteriori 800 milioni al piano, che sia aggiungono agli 800 milioni assegnati dal Cipe nel mese di marzo. Entro l’estate potrebbe arrivare la firma dei protocolli di intesa con i sindaci previsti dal Piano.

Siena è destinata a ricevere quasi 10 milioni di euro, richiesti all’interno del progetto che ha un importo complessivo di 15 milioni. I progetti che ha presentato la nostra città riguardano la mobilità sostenibile (ciclovie e bus elettrici), la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, il recupero e la riqualificazione degli edifici. Dunque vivibilità e decoro urbano che si articolerà su una serie di interventi che interessano la direttrice Nord Est della città da San Miniato a Nord, passando per la stazione ferroviaria fino a Taverne d’Arbia e Isola d’Arbia.

Anche Siena sarà dunque in grado di beneficiare di un piano che con risorse complessive di 2,1 miliardi di euro rappresenta di gran lunga la cifra più importante messa a disposizione dello Stato per programmi urbani “complessi”.

E non è solo la cifra assoluta a segnare il cambio di marcia rispetto alle forme di intervento statale passate (piani urbani complessi, contratti di quartiere I e II). Per la prima volta l’inclusione sociale e la realizzazione di nuovi modelli di welfare urbano, incluso lo sviluppo di servizi, vengono messi al centro del piano, accanto alla più tradizionale forma di finanziamento su interventi edilizi.

La capacità delle amministrazioni di programmare e seguire tutte le fasi della progettazione è destinata a fare la differenza. I dati aggregati dei sui 120 progetti presentatici dicono che solo il 10% degli interventi ha già i progetti esecutivi, il 13% ha la progettazione definitiva, il 77% solo la progettazione preliminare o lo studio di fattibilità (fonte Sole 24 ore).

Essere preparati ad accedere a tutte le possibilità di finanziamento è dunque la sfida hanno di fronte le nostre città. Una questione che non riguarda solo il recente piano periferie.

Il Patto di Stabilità, che ha portato ad una significativa contrazione degli investimenti locali, è stato superato dal Governo Renzi nel 2016 proprio per rilanciare gli investimenti pubblici, e già dal 2015 il Governo era intervenuto per allentarne i vincoli.

Con la Legge di Bilancio 2017 i comuni potranno utilizzare le risorse provenienti da avanzi di amministrazione e di liquidità in progetti di investimento prontamente esecutivi, con priorità per il recupero di edifici scolastici e recupero sismico. A regime però, gli investimenti dovranno essere sostenuti dalle entrate in conto capitale, oppure da spazi di spesa concessi una tantum dallo Stato agli enti che avranno la disponibilità di risorse in bilancio è infatti bene ricordare che l’indebitamento, fonte tradizionale di finanziamento degli investimenti è destinato a ridursi per il tendere dei saldi di bilancio al pareggio.

Dunque diviene di vitale importanza la programmazione ed il coordinamento dei singoli enti e nelle intese tra gli enti del territorio sulla programmazione e il finanziamento degli investimenti coordinati dalla Regione. Una programmazione che tutti i comuni capoluoghi dovranno inevitabilmente affrontare insiemi ai comuni confinanti.

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