Cinque proposte sul lavoro

Dic 29, 12 Cinque proposte sul lavoro

Cuore del progetto del PD, sviluppato nella Carta d’Intenti della Coalizione del Centrosinistra è la dignità del lavoratore, da rimettere al centro della democrazia, in Italia e in Europa. Sarebbe questo il primo obiettivo del mio lavoro in Parlamento. Perché la realtà che vivono le persone non è più interpretabile soltanto in termini di antagonismo classico tra impresa e operai, ma prendendo atto dell’esistenza del mondo complesso dei produttori, cioè delle persone che creano, lavorano e fanno impresa. Si stanno creando forme nuove di sfruttamento per garantire i guadagni della rendita finanziaria, quindi la battaglia per la dignità e l’autonomia del lavoro riguarda oggi la lavoratrice precaria come l’operaio sindacalizzato, il piccolo imprenditore o l’artigiano non meno dell’impiegato pubblico, il giovane professionista sottopagato al pari dell’insegnante o della ricercatrice universitaria.
La prima cosa da fare è impegnarsi a cambiare il sistema fiscale, per recuperare equità e risorse. In Italia l’evasione fiscale è di 120 miliardi secondo le stime. Si deve utilizzare una quota significativa di queste risorse per ridurre il prelievo fiscale. La pressione fiscale ha raggiunto un livello insostenibile: penalizza gli imprenditori onesti e deprime i redditi dei lavoratori; si deve invece avere un fisco più semplice e certo, alleggerendo le tasse su lavoro e impresa e, per chi non paga le tasse, la certezza di essere trovato. Non si può più essere forti coi deboli e debole coi forti: la destra ha messo le ganasce all’artigiano ma non ha colpito l’evasore totale.
La seconda cosa da fare è investire sugli italiani: con un grande programma per gli asili pubblici, investendo sull’istruzione, riportando il merito nella scuola e nell’università, restituendo potere d’acquisto alle famiglie con un intervento immediato per i redditi più bassi e un’azione decisa sulle tariffe, che crescono da noi molto più che altrove, incentivando l’occupazione dei giovani, delle donne e degli over 55 con politiche mirate. Si deve, sostenere l’occupazione femminile. A tale scopo è indispensabile una riforma del welfare, con politiche di conciliazione e condivisione e varando un programma straordinario per la diffusione degli asili nido. Insomma sul punto non servono altre parole: bisogna fare del tasso di occupazione femminile e giovanile il misuratore primo dell’efficacia di tutte le nostre strategie.  Superare le disuguaglianze di genere è indispensabile per ricostruire il Paese su basi moderne e giuste. Non a caso, ancora una volta, il simbolo più forte di una riscossa civica e morale degli ultimi anni è venuto dal movimento delle donne.
La terza cosa da fare è semplificare la vita a cittadini e imprese. Una pubblica amministrazione trasparente che punti sulla qualità attraverso una chiara individuazione delle responsabilità e valutazione dei risultati. E, a tutti i livelli, meccanismi semplici, di buonsenso, per ridurre la burocrazia e rimettere l’utente al centro.
La quarta cosa da fare è rinnovare il modello italiano: cultura, turismo, sostenibilità. Serve un grande programma di interventi di recupero ambientale e messa in sicurezza, investendo sulla viabilità, sul trasporto pubblico locale, sull’efficienza energetica. Rivedere il patto di stabilità per consentire ai Comuni virtuosi di investire sul loro futuro. Rilanciare le nostre qualità investendo sul modello delle città intelligenti (Smart City), che sarebbe molto utile anche a Siena.
La quinta cosa da fare è dare a questo paese una giustizia civile e penale al servizio del cittadino. Questione solo apparentemente non legata al tema del lavoro. Su questo piano è superfluo ricordare che negli ultimi anni la destra si è occupata pochissimo dello stato di diritto e molto del diritto di uno soltanto. Ma così a pagare profumatamente sono stati i cittadini più deboli: quelli che hanno davvero bisogno di una giustizia civile e penale rapida, imparziale, efficiente. Nella prossima legislatura il tema dovrà essere affrontato pensando ai diritti di tutti e non più dei potenti alla ricerca d’impunità.

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