Per la Green Economy ognuno puo’ e deve fare la sua parte

Nov 28, 14 Per la Green Economy ognuno puo’ e deve fare la sua parte

Intervento in occasione dell’incontro del 28 novembre “Piano Energetico = Forte Risparmio” organizzato del comune di Siena.

Buonasera a tutti,

e grazie per il vostro invito. Mi dispiace non poter essere presente all’iniziativa di questo pomeriggio, ma i lavori parlamentari legati all’approvazione della Legge di Stabilità non mi consentono di tornare a Siena in tempo utile.

Credo che la questione energetica sia una delle più grandi sfide del nostro futuro. Una sfida da affrontare secondo diversi percorsi: da quello della pianificazione di una strategia nazionale per l’approvvigionamento, a quello per il risparmio e per la riconversione di molte fonti che l’economia del petrolio ha condannato alla marginalità.

Vediamo sempre più spesso che la “microgenerazione” e lo sviluppo di fonti energetiche locali, e mi piace dire “territoriali”, sta diventando pratica diffusa. Dobbiamo assistere questa pratica culturalmente perché essa non entri in conflitto con altre fonti di sviluppo del nostro territorio, e tecnologicamente, perché sia efficiente e non inquinante. Si pone infatti con tutta evidenza la necessità di coniugare lo sviluppo di fonti energetiche, classiche e non rinnovabili, oppure innovative e rinnovabili che siano, con la tutela del nostro ambiente.

La necessità di avvicinare i luoghi di produzione di energia ai luoghi di consumo non è soltanto una scelta politiche contingente; essa è soprattutto l’inevitabile conseguenza di scenari politici internazionali mutati, e la presa di coscienza di un modello di sviluppo basato esclusivamente sullo sfruttamento fonti energetiche provenienti da paesi del Terzo Mondo.

Se consideriamo che questo è il contesto in cui i Paesi “energivori” si muovono, ecco che il concetto di risparmio “intelligente” acquista tutta la sua importanza. Non è infatti un vezzo per chi ha deciso di ignorare alcune problematiche a vantaggio di altre. E’ invece un aspetto fondamentale per il mantenimento del nostro sistema di sviluppo: utilizzare idee avanzate e tecnologia non solo per produrre nuove fonti di energia, ma anche per sottrarre allo spreco quella parte di energia che perdiamo a causa della scarsa efficienza dei nostri luoghi di vita, di lavoro, di svago.

Ecco dunque che il grande “ombrello” delle smart cities,  copre inevitabilmente tutte le politiche di rigenerazione urbana e riqualificazione edilizia.

In Parlamento e in Commissione Ambiente stiamo abbiamo lavorato per migliorare la Legge di Stabilità anche in questa direzione. E’ di due giorni fa, per esempio, l’estensione dell’eco bonus al 65 per cento per gli interventi di efficientamento energetico e per quelli di consolidamento antisismico degli edifici esistenti. Più volte, dalla commissione Ambiente, avevamo avanzato questa richiesta, e la scelta del Governo di allocare risorse finanziarie su questo capitolo ci permette di affermare che anche per il prossimo anno, avremo l’aliquota più alta per gli interventi di efficientamento energetico e messa in sicurezza antisismica. Si tratta di una misura molto importante, prima di tutto per la sicurezza dei nostri cittadini e per le politiche di risparmio energetico, e dunque, direttamente e indirettamente anche per la nostra economia.

L’eco bonus, infatti, fino ad oggi ha funzionato bene, tanto che lo scorso anno è stato di gran lunga il provvedimento più anticiclico messo in campo. Secondo i dati di Cresme e Servizio Studi della Camera ha prodotto 28 miliardi di investimenti delle famiglie e 340 mila posti di lavoro, pari a circa il 2 per centro del Pil. Da qui la conferma del provvedimento che indica la volontà di perseguire su una strada, quella della defiscalizzazione, che ritengo essere la migliore per rimettere in moto fiducia e consumi.

I numeri parlano chiaro. Con l’eco bonus si sono messi in moto 29-30 miliardi. Il pacchetto di incentivi fiscali tra ristrutturazioni e riqualificazione energetica nel 2013 ha prodotto interventi per 27,5 miliardi di euro (in aumento del 40% sul 2012). Di questi 23,5 derivano dagli investimenti in ristrutturazioni e circa 4 da investimenti per la riqualificazione energetica. Fino al 2013 per il recupero edilizio sono state presentate 6,3 milioni di domande per un investimento complessivo di 112,9 miliardi, di cui 44,1 miliardi detraibili.

Per il risparmio energetico, dal 2007 al 2013, le domande sono state quasi 2milioni per un investimento complessivo di circa 23 miliardi di cui quasi 13 detraibili.

Complessivamente sono state presentate oltre 8 milioni di domande a fronte di un investimento da 135,6 miliardi e 57 miliardi di detrazioni.

Questo per quanto riguarda il privato.

Per quanto riguarda il patrimonio pubblico il capitolo dell’efficientamento energetico apre un intero mondo, i cui confini di intervento sono amplissimi, per quanto tuttora soggetti ai vincoli di spesa per le Amministrazioni Pubbliche. Si tratta in primo luogo di ridefinire normativamente i termini attraverso cui, mediante interventi di spesa, si consegue un risparmio energetico certo, il cui ammortamento possa essere quantificato con precisione.

La necessità di intervenire su reti e su edifici pubblici al fine di ridurne la dispersione energetica è palese, tanto sul “moderno” quanto sul patrimonio architettonico. Su quest’ultimo occorre una riflessione ulteriore, inerente la possibilità di conseguire risultati apprezzabili in funzione di interventi compatibili con la tutela degli edifici di valore storico-architettonico; e dunque la necessità di differenziare gli obiettivi di efficientamento tra edifici con vincoli architettonici ed edifici per i quali questi vincoli non sussistano.

Un primo tentativo di affrontare la questione è stato fatto attraverso due emendamenti alla Legge di Stabilità da me presentati e tuttavia non ammessi per oggettiva difficoltà nel definire le coperture di spesa:

“…Le disposizioni previste… …. si applicano anche agli immobili di proprietà pubblica qualora gli interventi effettuati e documentati riportino la massima classificazione energetica consentita dai vincoli architettonici presenti nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42”

I limiti di tale approccio risultano chiari in mancanza di valutazioni puntuali per singolo edificio. Ed è forse questo un punto a cui le Amministrazioni Pubbliche possono dare impulso, anche facendo ricorso a competenze interne debitamente accreditate.

Possiamo concludere riconoscendo che esistono i margini per tanti piccoli interventi che possono rappresentare una grande opportunità per migliorare la qualità della vita delle nostre città e dei nostri territori, e con queste, dare sviluppo per le imprese e creare lavoro.

Ognuno può e deve fare la sua parte, soprattutto chi ricopre incarichi a livello istituzionale e crede che la green economy possa essere una leva di sviluppo per il futuro e non una moda passeggera da cavalcare al momento e poi abbandonare.

Credo che il prossimo obiettivo sia quello di cercare di allargare e stabilizzare le misure per il rilancio dell’edilizia di qualità, del risparmio energetico, della sicurezza e della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.

Naturalmente la strada da percorrere è lunga, in particolare perché riqualificazione energetica, sviluppo di edilizia di qualità in assenza di consumo di suolo, efficientamento delle reti e del patrimonio immobiliare pubblico, sono pratiche che incidono su interessi diffusi e consolidati.

E’ per questo che, anche grazie a iniziative come quella di “Piano energetico e Forte risparmio” si possano fare passi in avanti importanti per cercare di creare una cultura quanto più diffusa su questi temi.

Nel ringraziarvi ancora per il vostro invito, vi saluto augurandovi buon lavoro e sperando di poterci trovare presto a discutere e confrontarsi ancora su questi temi.

Luigi Dallai

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