Occupazione, lavoro, formazione

Gen 09, 17 Occupazione, lavoro, formazione

Oggi l’Istat ha reso noti i dati sull’occupazione relativi al mese di novembre che registrano una leggera crescita rispetto al mese precedente, ma mostrano un quadro in chiaro scuro nel quale su base annua il numero di occupati aumenta (200 mila unità quasi esclusivamente lavoratori dipendenti) come parallelamente aumenta il numero di disoccupati (165 mila unità). Qui la nota Istat

La buona notizia sono i 135 mila lavoratori permanenti in più rispetto all’anno precedente, ma il dato su cui invece riflettere è che l’incremento tendenziale degli occupati e la diminuzione dei disoccupati si concentrano principalmente nella fascia d’età oltre i 50 anni, fatto salvo un lieve aumento dell’occupazione nella classe 35-49 anni, la disoccupazione cresce dell’1,6 % tra i 15-24enni, dell’1,8 % tra i 25-34enni, e dello 0,6 % tra i 35-49enni.

In Italia la “non occupazione giovanile” resta un problema irrisolto, si registra infatti un nuovo aumento del tasso di disoccupazione dei 15-24enni che è pari al 39,4%. Il dibattito di queste settimane sulle riforme del lavoro, anche alla luce dei dati sull’utilizzo dei voucher, strumento nato per regolare le attività lavorative di tipo accessorio e occasionali nel 2003 e che in pochi anni è esploso fino a rappresentare plasticamente la precarietà del lavoro nel nostro Paese, dovrebbe tener conto di questo. Gli strumenti di flessibilità sono riusciti ad incidere sulla disoccupazione giovanile fino all’inizio della crisi, poi nessuno strumenti legislativo è stato in grado di fronteggiare il dramma di una generazione nell’accesso al lavoro di fronte all’assenza di crescita economica. Vedi grafico

Dunque la domanda di lavoro nel nostro Paese, pur segnando timidi segnali di ripresa, ancora non è in grado di assorbire in maniera soddisfacente giovani e precari. Da qui la necessita di risorse da destinare alla transizione scuola-lavoro e università-lavoro che avviene ancora in maniera molto lenta, alla formazione continua della forza lavoro e nell’investimento in innovazione e nell’adozione di nuove tecnologie, anche per rendere il nostro Paese attrattivo, non solo per la manodopera poco qualificata, ma per tutti coloro che vogliono investire qui le proprie competenze e le proprie capacità senza vedersi costretti a lasciare l’Italia alla ricerca di opportunità.  Un ragionamento che riguarda da vicino anche Siena, che deve candidarsi a diventare città della formazione universitaria ad ogni livello, e a fianco ad essa, potenziare i percorsi tecnico-professionali post-diploma, tanto più integrati al mondo dell’impresa.

tasso occupazione serie

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