Non è (solo) una questione di numeri

Giu 29, 17 Non è (solo) una questione di numeri

In Italia, nei due giorni appena trascorsi, sono arrivati 12 mila profughi, trasportati da 22 navi in gran parte appartenenti ad Ong. Non è un’invasione, ma una situazione che l’Italia non può e non deve gestire in solitudine. Dall’inizio del 2017 sono 76.873 i migranti sbarcati sulle coste italiane, il 13% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Complessivamente gli arrivi nel nostro Paese provenienti dall’Africa dal 2010, è cresciuto di quasi dieci volte.
Sappiamo che l’aumento di quest’anno è dovuto all’accordo con la Turchia e all’inasprimento dei controlli di frontiera sulla rotta balcanica, calano drasticamente gli arrivi in Grecia e crescono quelli verso l’Italia.
Sappiamo anche che il piano di ricollocamento europeo fatica a produrre risultati: ad oggi sono infatti poco più di 7 mila i migranti ricollocati dall’Italia. Ed il problema centrale resta quello delle regole stabilite dall’accordo di Dublino che impongono al Paese di primo ingresso l’obbligo di farsi carico di tutti i richiedenti asilo.
Una questione non semplice, visto che a fronte di un consenso ampio nel Parlamento Europeo sulla necessità di condivisione della responsabilità tra gli Stati membri e di evitare che solo alcuni Stati si debbano assumere tutto l’onere dell’accoglienza, sta trovano una ferma opposizione di alcuni stati in Consiglio.
Ieri l’Italia ha compiuto un passo formale verso la Commissione Europea, arrivando a prevedere misure più drastiche, incluso il blocco degli approdi nei porti per le navi che trasportano profughi e che non battono bandiera italiana e non fanno parte di missioni europee.
Non è semplicemente una questione di numeri, i confini che in Europa avevamo creduto di poter cancellare stanno rinascendo sotto l’egoismo e la miopia delle scelte politiche interne: nella zona di Ventimiglia è ormai continuo il flusso di persone che tentano il passaggio in Francia e che tornano in Italia dopo essere stati respinti. Qualche giorno fa un ragazzo di 16 anni ha perso la vita in mare: stava cercando di recuperare le scarpe portate via dalla corrente, un oggetto indispensabile. Molti altri vivono in condizioni disumane sotto il cavalcavia della strada principale oppure alla foce del Roja. La popolazione del luogo è sconcertata e anche impaurita.
E’ alla luce di questa situazione che dobbiamo leggere il nuovo sforzo diplomatico italiano, perché finora le regole europee hanno scaricato sui Paesi di primo ingresso la responsabilità di esaminare le domande d’asilo, quindi sugli Stati membri che si trovano alle frontiere esterne dell’UE (Italia, Grecia, Ungheria) ma non sono state in grado di mettere in campo un sistema di ripartizione degli oneri tra gli Stati membri dell’UE, e l’Italia la propria parte la sta facendo da tempo.
Serve una vera solidarietà europea, non solo per i soccorsi in mare ma anche su chi deve poi farsi carico anche dall’accoglienza.

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