Una misura strutturale di lotta alla poverta’

Ago 30, 17 Una misura strutturale di lotta alla poverta’

Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato la prima misura strutturale ed universale di lotta alla povertà nel nostro Paese. Il Reddito di inclusione (ReI), insieme ad altri provvedimenti approvati finora, rappresenta un ulteriore passo nella lotta contro le disuguaglianze e caratterizza questa legislatura per l’attenzione verso le fasce più deboli.

Il decreto legislativo di attuazione della “legge sul contrasto della povertà, il riordino delle prestazioni di natura assistenziale e il rafforzamento del sistema degli interventi e dei servizi sociali” che abbiamo approvato in Parlamento la scorsa primavera, prevede che dal 1° gennaio 2018, sia attivato il Reddito di inclusione, come misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.

Non solo trasferimenti monetari. Il criterio di valutazione per il nucleo familiare richiedente sarà il valore dell’Isee. Al beneficio economico tra i 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 490 euro per un nucleo con 5 o più componenti si aggiungeranno i servizi alla persona, basati su una valutazione del bisogno del nucleo familiare e utili a costruire un percorso volto al superamento della condizione di povertà attraverso l’inserimento o il reinserimento lavorativo. Il beneficio economico connesso al ReI è legato inoltre ad impegni a svolgere specifiche attività, come in altre realtà europee.

Ad oggi lo strumento è rivolto a una platea di 400 mila famiglie, pari a circa 1,8 milioni di persone e le risorse previste sono di 1 miliardo e 845 milioni cui si aggiungeranno le risorse a carico del PON inclusione, arrivando così ad un totale di oltre 2 miliardi l’anno dal 2019.

La povertà è purtroppo un fenomeno più vasto della platea finora individuata, il numero di persone in condizioni di disagio economico è infatti ancora sui livelli raggiunti a seguito della crisi, secondo i dati più recenti i cittadini in condizione di povertà assoluta erano pari al 7,6 per cento della popolazione e quelli a rischio di povertà o esclusione sociale sono il 28,7 per cento. Per questo sono previste dal decreto possibili ampliamenti sia dei trasferimenti, che della platea individuata.

L’Italia fino ad oggi era tra i pochi paesi europei a non avere una misura unica di contrasto alla povertà ed anche di fronte ai limiti imposti dai vicoli di bilancio, siamo arrivati ad un cambio di filosofia rispetto a strumenti di welfare frammentati e complessi. Servirà rendere il più possibile semplici le operazioni di assegnazione e valutare nel breve termine l’impatto di questo intervento che è bene ricordarlo prima ancora di una forma di assistenza deve rappresentare un strumento per ritrovare l’autonomia.

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