L’odio e il terrore

Giu 14, 16 L’odio e il terrore

Poche ore dopo il massacro avvenuto ad Orlando, dove un attentatore ha compiuto una strage in una discoteca gay che ha causato almeno 50 morti e decine di feriti, la rete terroristica dello Stato Islamico ha rivendicato la sua responsabilità.
Nella nottata successiva, a Parigi un altro fatto sanguinoso ha coinvolto un ufficiale di polizia e la moglie, accoltellati a morte da un giovane che ha dichiarato di appartenere all’Isis.

Anche se sembra che al momento la rete terroristica abbia svolto un ruolo ispiratore piuttosto che un collegamento operativo con gli attentatori, questi erano comparsi più volte nelle indagini delle rispettive polizie sui possibili aderenti a reti collegate con l’estremismo religioso.

Il più grave “mass shooting” della storia americana è una tragedia che scuote il mondo, e che nasconde, in parte, le continue sconfitte militari che l’esercito islamico sta accumulando in queste settimane. A due anni dalla proclamazione dello Stato Islamico, il Califfato ha perso Sinjar, Ramadi, liberate verso la fine del 2015, Palmira è stata ripresa a marzo, è vicina la riconquista di Fallujah. In Siria Raqqa, la “capitale” dell’Isis, è prossima all’assedio; in Libia invece è sul punto di cadere la roccaforte di Sirte.

Tuttavia le sconfitte militari non riescono ad allontanare la minaccia di attentati come quelli di questi giorni. Le forze di polizia e di intelligence svolgono il ruolo preziosissimo di monitoraggio e repressione, a tutela della nostra incolumità fisica e dei valori della nostra società. Non è un caso che siano identificati come i primi nemici dai terroristi. E proprio i nostri valori e la tolleranza che abbiamo rispetto alle differenze di genere, vengono indicati dall’estremismo islamico tra i motivi per cui lo Stato Islamico obbliga i propri abitanti a ripudiare i principi di convivenza pacifica e abbracciare un credo religioso integralista (che però toglie vita e speranza in primo luogo a milioni di musulmani). Questo tipo di esecuzioni diventano dunque atti di propaganda utili al reclutamento di fronte ai quali la condanna verso il terrorismo non basta. Le leggi statunitensi portano la responsabilità di concedere il possesso di armi da fuoco, anche da guerra, con inaccettabile leggerezza, e anche in questo caso costituiscono il detonatore della follia omicida. Tuttavia la spiegazione meschina del padre dell’attentatore, che ne minimizza l’estremismo, riconducendo invece le motivazioni del figlio ad un generico fastidio verso l’ostentazione dell’omosessualità apre uno squarcio sull’intolleranza e sull’odio verso la diversità con cui dovremmo fare i conti tutti.
Quel bacio tra due uomini che avrebbe scatenato la furia omicida (ammesso che sia così) è parte delle nostre libertà, come quella di fare satira per cui sono stati trucidati i giornalisti di “Charlie Hebdo”, o quella di andare ad un concerto rock per cui hanno perso la vita i ragazzi del Bataclan.
Magari chi ha visto nella legge sulle Unioni Civili una minaccia contro i valori “tradizionali”, chi considera il “Pride”, in corso questa settimana in Toscana, una carnevalata, potrebbe rifletterci un po’.

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