L’Italia deve pretendere la verita’

Mar 30, 16 L’Italia deve pretendere la verita’

Il male del mondo, quello che ha visto la madre di Giulio Regeni nel viso del figlio, e di cui ha parlato nel corso della conferenza stampa al Senato, non può sopraffarci con le menzogne e le mezze verità.

Giulio Regeni, è bene ricordarlo, si trovava in Egitto per svolgere il proprio lavoro di ricercatore, per reperire, sul campo dati ed informazioni utili a produrre nuova conoscenza. Dunque, non un’agente dei servizi segreti, non una spia, non un frequentatore di ambienti criminali, come alcuni goffi tentativi di depistaggio lo hanno talora descritto.

L’Italia può e deve fare ancora molto per capire cosa sia effettivamente accaduto, a cominciare dal verificare la volontà effettiva del governo egiziano di arrivare a definire tutti i dettagli di questa dolorosa vicenda. Può offrire un contributo investigativo, che parta dai referti dell’autopsia eseguita in Italia che arriva a conclusioni profondamente diverse da quella eseguita al Cairo. Ma questa volontà di arrivare alla verità sembra ad oggi ben lontana dall’essere dimostrata. In queste settimane sono arrivate dall’Egitto informazioni discordanti, e comunque difficili da accettare, inclusa la ricostruzione che vedrebbe Giulio vittima di una banda di rapinatori, a sua volta sterminata dalla polizia, rapinatori che però non avrebbero toccato i soldi nel conto corrente del giovane ricercatore. Ricostruzione che si è aggiunta alle tante che abbiamo ricevuto finora, ma che ben poco contributo hanno dato per arrivare alla verità

Ed è proprio l’autopsia effettuata dalle autorità italiane, secondo la quale Giulio avrebbe subito una tortura durata 6 o 7 giorni, ad indicare gli apparati dello stato piuttosto che la criminalità comune come i responsabili dell’accaduto. Dobbiamo insistere affinché il Governo egiziano, un governo che ha preso il potere nel 2013 con un colpo di stato, stretto tra i jihadisti dell’Isis e la fazione radicale della Fratellanza musulmana, comprenda che la lotta al terrorismo ed il mantenimento della sicurezza interna non giustificano la tortura sistematica e l’uccisione degli oppositori politici.

È necessario chiarire se vi sia stato un coinvolgimento di apparati dello stato e quali livelli siano coinvolti. Comprendere cioè se il Governo egiziano non vuole o non è in grado di chiarire fino in fondo che cosa è accaduto a Giulio Regeni. Questo è il nodo, e su questo l’Italia deve fare ogni pressione possibile, inclusa la messa in discussione degli accordi economici tra i due paesi, e l’inserimento dell’Egitto nella lista dei “paesi a rischio” per i nostri visitatori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *