L’Italia che crolla

Mar 10, 17 L’Italia che crolla

Ieri intorno alle 13, sul tratto di autostrada A14 tra Loreto e Ancona, il crollo di un cavalcavia dove erano in corso dei lavori di innalzamento, ha causato la morte di due persone ed il ferimento di tre operai presenti nel cantiere. L’incidente con dinamiche diverse è avvenuto a cinque mesi da quello in provincia di Lecco dove, per il crollo del cavalcavia, perse la vita un automobilista.
Saranno le indagini a ricostruire le responsabilità oggettive su quanto accaduto, ma l’episodio mostra ancora una volta la fragilità del nostro sistema infrastrutturale, antiquato e costoso, come ci ricordano spesso gli studi internazionali, l’ultimo, del World Economic Forum, che ci pone ventinovesimi per “servizi di base e infrastrutture” su trenta Paesi.
Negli ultimi 15 anni il quadro normativo sulla pianificazione delle infrastrutture era regolato dalla Legge Obiettivo (L. N 443/01) e dai successivi provvedimenti di attuazione. Il risultato è stato un’eccessiva frammentazione delle risorse pubbliche su troppe opere individuate come strategiche, senza la necessaria copertura economica. È mancato un quadro unitario e non è arrivata l’accelerazione attesa sulla consegna dei lavori. Tra le difficoltà incontrate non possiamo dimenticare un quadro normativo complesso con competenze attribuite tra Stato e Regioni in tutte le fasi della programmazione e della realizzazione delle opere.
Per fare fronte all’esigenza urgente del Paese e applicare in Italia la nuova disciplina comunitaria in materia di appalti pubblici e concessioni, è stato emanato nuovo Codice degli Appalti che ha stabilito una serie di novità importanti in termini di pianificazione nazionale sulle infrastrutture, programmazione degli interventi, e progettazione. Tra questi l’analisi costi-benefici per la valutazione dei progetti di investimento, uno strumento molto diffuso nel mondo, e su cui si molti paesi europei hanno fondato le proprie linee guida nella progettazione. Abbiamo individuato la Cassa Depositi quale Istituto nazionale di promozione per i progetti sviluppati nell’ambito del Piano europeo Juncker. Abbiamo introdotto il Green Public Procurement che consentirà alle aziende in possesso di certificazione ambientale migliori condizioni per accedere agli appalti della PA.
Abbiamo soprattutto lavorato per far tornare a crescere gli investimenti pubblici che, al netto delle difficoltà legate al processo di attuazione delle recenti riforme, nuovo codice sugli appalti e pareggio di bilancio, hanno visto ripartire la pianificazione da parte di soggetti importanti come FS ed Anas. Lo scorso dicembre è stato approvato dal Cipe il Piano Operativo FSC 2014-2020, un piano da 11,5 miliardi di opere pubbliche, con 5,331 miliardi per interventi stradali; 2,056 miliardi per interventi nel settore ferroviario; 1,315 miliardi per la messa in sicurezza del patrimonio infrastrutturale esistente e 1,218 miliardi per il trasporto urbano e piano metropolitane.
È scontato che queste misure o altre che verranno non potranno scongiurare gli incidenti come quello avvenuto ieri. Né dobbiamo dimenticare quanto necessaria sia ancora una profonda riforma della pubblica amministrazione che punti alla sburocratizzazione. La burocrazia rendendo complesse le possibilità di controllare le attività di cui i funzionari sono responsabili ed aumentando i passaggi da seguire per la realizzazione di un’opera non fa altro che accrescere la corruzione. Su questo i nuovi strumenti digitali previsti nel nuovo codice appalti, oltre a semplificare la partecipazione delle imprese, riducono la discrezionalità ed introducono controlli e per la gestione degli appalti da parte del settore pubblico, aumentando la trasparenza.
Soprattutto è necessario privilegiare il parametro dell’offerta economicamente più vantaggiosa, obbligatorio per appalti sopra il milione di euro, rispetto al criterio del minor prezzo previsto negli appalti di costo inferiore. È chiaro che ci sono dei costi incomprimibili nella realizzazione di un’opera pubblica e che le gare al ribasso non fanno altro che incoraggiare una serie di comportamenti opachi che finiscono per compromettere la qualità dell’opera stessa.

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