L’Europa a un bivio

Ott 12, 16 L’Europa a un bivio

E’ dal nostro impegno e della nostra volontà di cambiare lo stato delle cose che dipende la possibilità di salvare il progetto europeo. Si è appena concluso il dibattito sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre 2016. Matteo Renzi non ha nascosto la difficoltà del momento che sta attraversando l’Europa, a partire dalla decisione dei cittadini inglesi di lasciare l’Unione. Ha utilizzato un’espressione di Jürgen Habermas, frenetico immobilismo, per caratterizzare un’agenda fitta di vertici e di incontri tra i leader europei che non hanno però saputo produrre decisioni capaci di rilanciare il progetto europeo. Manca nell’Europa di oggi una strategia complessiva in grado di arrivare a soluzioni efficaci e condivisi, a cominciare dalla questione dei migranti su cui Renzi ha chiesto fermezza nei confronti di quei Paesi oggi si stanno sfilando dagli accordi europei per avendo ricevuto importanti risorse. L’anno prossimo, a Roma, si celebreranno i 60 anni dalla firma dei trattati istitutivi delle comunità europee, l’occasione per le forze politiche europee dei 27 paesi membri di cambiare passo, un lavoro su cui tutti siamo chiamati a discutere nel merito. L’appuntamento del 2017 è anche l’occasione per il nostro Paese per cercare di ampliare il consenso su un cambiamento vero nelle politiche macoreconomiche e nelle politiche dell’immigrazione, perché è innegabile come ad oggi le regole europee, e la loro interpretazione, abbiano portato ad una crescita modesta per tutti gli stati membri, molto più bassa rispetto alle aspettative. Così come è innegabile sia necessario un approccio diverso con l’Africa, continente scomparso nelle conclusioni del vertice di Bratislava e che invece, oggi, è all’ordine del giorno nei ragionamenti di molti leader europei.

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