Leopolda 7

Nov 06, 16 Leopolda 7

La maturità politica non coincide necessariamente con la maturità anagrafica, ma è un percorso altrettanto complicato fatto di sfide da raccogliere, di occasioni da prendere, di vittorie, di sconfitte. Nel 2010 Matteo Renzi non era certamente nuovo alla politica, era sindaco di Firenze, già presidente della Provincia, ma era il nuovo della politica. Era capace di interpretare il sentimento di tanti di noi, tradurlo in parole d’ordine, e su quelle parole costruire un percorso capace di rigenerare il centro sinistra, nell’agenda politica, nella selezione della classe dirigente, nella comunicazione pubblica.
Io nel 2010 c’ero, insieme a tanti altri, con molti di loro abbiamo condiviso strade comuni, ci siamo ritrovati nelle edizioni successive o in altre occasioni nazionali. Qualcuno di noi ha avuto l’occasione di ricoprire incarichi istituzionali, per un periodo di tempo limitato, perché è solo così che si deve fare politica. Ed era proprio la passione per questo tipo politica il primo tratto unificante dei tanti cittadini che in questi anni hanno riempito la stazione fiorentina. Chi guidava il Pd allora non lo aveva capito, e forse non l’ha inteso nemmeno oggi. La Leopolda non era la corsa alla presa del Palazzo d’Inverno, non era una battaglia personale contro alcuni esponenti politici che avevano guidato il centro sinistra negli anni ‘90 e 2000. Era piuttosto una campagna contro gli errori che avevano commesso, un confronto sulle scelte non sulle persone. Per questo il tentativo di rappresentarla come una manifestazione priva di contenuti e tenuta insieme solo sullo slogan della rottamazione ha fallito. Ha fallito insieme ai tentativi più o meno maldestri di boicottarla e di scimmiottarla. Tuttavia la nostra non è stata un’affermazione sul piano della comunicazione, quanto su quello della capacità di proporre un’alternativa quando tutti ci dicevano che alternative non ce n’erano: non c’era alternativa all’austerità di Monti, alla coalizione Italia Bene Comune nata perdente in partenza, al governo con Berlusconi dopo la quasi vittoria del 2013, all’ingessatura del governo Letta.
In un noto discorso il Presidente americano Roosvelt parlando ad un’America che attraversava un periodo ben peggiore del nostro diceva:

E’ buon senso seguire un metodo e provarlo. Se fallisce, è necessario ammetterlo con franchezza e provarne un altro. Ma, soprattutto è necessario provare qualcosa. Milioni di persone che sono in uno stato di bisogno non resteranno per sempre in silenzio mentre le scelte per soddisfare le loro esigenze sono a portata di mano.

L’ostinazione di chi ha sbagliato e non ha saputo riconoscerlo, di chi non è stato in grado di mettere in pratica quelle scelte necessarie ad affrontare i problemi quotidiani delle persone sta regalando, in tutta Europa, grandi fette di elettorato all’astensionismo e alle forze populiste. La sola risposta che possiamo dare è cercare di risolvere ciò che non funziona, identificare i problemi e proporre delle soluzioni. In due anni e mezzo di lavoro, il Governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene, hanno aperto una discussione al livello europeo sulle politiche di austerity e su quelle migratorie, ha riformato il mercato del lavoro, pur consapevoli dei sacrifici che chiedevamo; abbiamo riportato l’attenzione sulla scuola, certo scontando le storture del sistema tutte insieme, ma investendo risorse come mai visto nella storia del nostro Paese. Abbiamo superato il porcellum, approvato una legge sulle unioni tra persone dello stesso sesso, riformato molte delle norme in tema di giustizia, inserito nuove tutele per l’ambiente. Abbiamo approvato una riforma costituzionale che supera il bicameralismo paritario, su cui i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi tra un mese.
Queste cose ce le siamo dette nelle prime “Leopolde”; da allora, non senza difficoltà o errori, le abbiamo realizzate. A differenza di molti adulatori acritici, ho sempre sostenuto la bontá del percorso che stiamo facendo, con la consapevolezza che non sono riforme perfette, che non abbiamo solo avuto vittorie.
L’economia stenta a decollare e l’occupazione, conseguentemente, non cresce come vorremmo, pur mostrando un incremento dei contratti a tempo indeterminato. Stiamo vivendo dal 2015 un flusso di profughi senza precedenti che hanno nel nostro Paese una delle destinazioni principali. Il nostro continente è stato scosso da attacchi terroristici che hanno fatto stragi di civili. Dall’estate scorsa una serie di eventi sismici hanno messo in ginocchio il Centro Italia, mettendo in luce, ancora una volta il coraggio e la solidarietà del nostro popolo. Ma allo stesso tempo hanno messo in luce la fragilità del nostro patrimonio edilizio.
Oggi termina la settima edizione della Leopolda, l’edizione della maturità. Ci siamo fatti carico di una responsabilità enorme, quella di riformare un Paese dopo anni di immobilità e di leggi ad personam. Moltissimo resta da fare, nel metodo e nel merito; il voto del 4 dicembre è in questo senso una tappa importante.
Peró, oggi non abbiamo un esecutivo nominato dalle istituzioni europee e non abbiamo una squadra di dilettanti come quelli che governano il Comune di Roma. E un po’ lo dobbiamo anche alle idee che abbiamo discusso in questi anni alla Leopolda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *