Le questioni aperte sul lavoro

Mar 17, 17 Le questioni aperte sul lavoro

Ieri, la Commissione Lavoro della Camera, ha approvato la proposta di legge contenente l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act relativi al lavoro accessorio, di fatto cancellando i voucher, che resteranno in uso per un periodo transitorio fino alla fine dell’anno.
Molti in queste ore si stanno affrontando descrivere questo passaggio come una battaglia vinta dalla CGIL. Ma quando si parla di battaglia di solito è necessario che ci sia una guerra e il nostro partito, e questo governo, non sono mai stati in guerra con il sindacato. Se il fine è aumentare i posti di lavoro, possiamo essere in disaccordo sulle forme, ma mi sono sempre sforzato di entrare nel merito delle questioni senza usare la polemica vuota per scansare i problemi. Così per il Jobs act, per la scuola, per le pensioni. Così per i voucher, che sono uno strumento nato per regolare le attività lavorative di tipo accessorio e occasionali nel lontano 2003, rimasto inapplicato fino al 2008. Strumento che in pochi anni è esploso fino superare i 140 milioni di voucher venduti nel 2016. È un dato enorme, ma che rappresenta però una cifra infinitesimale rispetto ad oltre 40 miliardi di ore lavorate nel 2016, e rappresenta una cifra modesta anche rispetto fenomeno del lavoro nero che, secondo stime della Cgia di Mestre su dati 2014, riguarda oltre 3 milioni di lavoratori.
Restano una serie di questioni aperte, la prima quella di stabilire un strumento che, superati i voucher, consenta alle famiglie e ai singoli di retribuire le collaborazioni occasionali.
Resta soprattutto la questione della semplificazione degli adempimenti burocratici ed amministrativi nei rapporti di lavoro. L’esplosione dell’utilizzo dei voucher è un sintomo non la causa della precarietà dei rapporti di lavoro nel nostro Paese. È stato giusto eliminarli quando sono diventati un’alternativa al lavoro dipendente, ma è innegabile come i costi di transazione dovuti ad una burocrazia farraginosa siano il primo incentivo a cercare la soluzione che consente il maggiore abbattimento di questi costi.
Non dobbiamo e non possiamo leggere il superamento dei voucher come una marcia indietro rispetto alla necessità di semplificazione e di riduzione dei costi burocratici. Semplificazione che non significa compressione dei diritti e dei salari.

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