L’accordo Italia – UE sulle sofferenze bancarie

Gen 28, 16 L’accordo Italia – UE sulle sofferenze bancarie

Il Governo italiano e l’Unione europea hanno finalmente raggiunto un accordo su un sistema di garanzia per aiutare le banche italiane a liberare i loro portafogli dai crediti in sofferenza. Un accordo probabilmente tardivo, ma un segnale capace di allentare la pressione del mercato sul settore finanziario del nostro paese. La BCE aveva richiesto approfondimenti a sei banche italiane come parte della sua revisione di crediti non performing (NPL), e pur facendola ricadere nell’ambito delle normali attività di monitoraggio periodico, questa raccolta di dati ha alimentato, direttamente o strumentalmente, l’incertezza dei mercati che perdura da 18 mesi.
Il nostro sistema bancario ha delle debolezze, ma queste non sono molto diverse da quelle dei sistemi bancari di altri Paesi europei. C’è un alto livello di crediti in sofferenza che deriva dalla crisi globale e dalla conseguente recessione che ha colpito imprese e famiglie. In Italia, la quota delle sofferenze è passata dal 6% alla fine del 2008 a quasi il 18% di oggi.
Il sistema adottato consente al governo di emettere garanzie sugli NPL venduti dalle banche italiane, il prezzo della garanzia sarebbe in linea agli strumenti con profili di rischio simili e non dovrebbe così costituire un aiuto di stato, come confermato dal commissario Europeo Margrethe Vestager.
E’ chiaro che ogni tentativo di aiutare il sistema bancario a liberarsi da queste sofferenze è necessario soprattutto per far tornare le banche di concedere prestiti all’economia reale e stimolando la crescita. Viene da chiederci perché questo accordo arrivi dopo un impasse che dura da un anno, e vi si sia giunti solo dopo l’imponente volume di vendite di titoli bancari della settimana scorsa. E se davvero era necessario respingere, lo scorso ottobre, il piano italiano per creare un’unica “bad bank” che si sarebbe fatta carico di tutti i debiti detenuti dalle banche italiane: il piano di “bad bank” approvato è infatti molto diverso dai sistemi istituiti dai governi di altri paesi dell’UE.
Altrettanto chiara è stata la volontà della Commissione di evitare che il rischio fosse spostato dalle banche allo Stato, quanto piuttosto di seguire le nuove normative comunitarie che trasferiscono sugli azionisti e gli obbligazionisti il rischio delle banche. L’impasse è frutto di una differenza di visioni profonda, che ci consegna una chiave di lettura sul confronto (e scontro) verbale delle scorse settimane tra il governo italiano e la Commissione (e la Germania). L’Italia chiede un sostegno forte dall’Europa sulla flessibilità, la Germania chiede maggior rigore e si oppone alla creazione di un sistema europeo di assicurazione dei depositi bancari.
Eppure un compromesso è quanto mai necessario, perché la crisi ha trasformato gli equilibri economici del nostro continente, non solo tra gli stati, ma all’interno di questi. Tra il 2009 e il 2013, il numero di cittadini europei che vivono al livello di sussistenza è passato da 7,5 milioni a 50 milioni di persone, quasi un quarto della popolazione europea, 123 milioni è rischio di povertà. Ed una crescita debole non aiuterà certo a riportare i paesi a livelli economici utili ad invertire le dinamiche che la crisi ha innescato nelle società occidentali.

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