La vittima numero 55

Mag 31, 16 La vittima numero 55

Sara, la Ragazza uccisa e carbonizzata in Via della Magliana, a Roma è la vittima di femminicidio numero 55 di questo 2016. Due settimane fa, a Firenze, un uomo di 33 anni ha ucciso la moglie, da cui si era da poco separato, per poi togliersi la vita con la stessa arma con cui aveva accoltellato la ragazza. Le cronache raccontano di moventi simili, l’incapacità di accettare la fine di una relazione, spesso facendo confusione tra ragioni e moventi. Di fronte alla violenza dell’uomo sulla donna, di fronte al femminicidio, possono essere identificate soltanto aggravanti per comportamenti che dobbiamo reprimere con durezza, probabilmente andando oltre quanto fatto finora. In Parlamento abbiamo ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica nel 2013 e, successivamente convertito in legge il decreto del Governo contenente le disposizioni sulle norme penali che aggravano le ipotesi di atti persecutori od omicidio contro il coniuge o il convivente. Oggettivamente quanto definito dalle norme non cambia la realtà; le aggravanti non affrontano l’idea di possesso, che evidentemente rende incapace di comprendere ed accettare che una donna possa fare scelte proprie e libere dopo la fine di una relazione. Non affrontano l’indifferenza di una società che di fronte a casi di violenza, anche in luoghi pubblici e ben visibili, preferisce girarsi dall’altra parte piuttosto che intervenire. È il caso di due testimoni, che pur avendo visto la ragazza in difficoltà non hanno colto la richiesta d’aiuto. Secondo le parole durissime del sostituto procuratore di Roma, Maria Monteleone “Sara prima di essere raggiunta dal suo assassino ha provato a chiedere aiuto agli automobilisti, ma nessuno si è fermato. Se qualcuno lo avesse fatto forse Sara sarebbe ancora viva”. Nessuno chiede comportamenti eroici, ma almeno comportamenti sociali dovrebbero essere scontati in una comunità che si fotografa e comunica in ogni ora e in ogni dove.
Dobbiamo sviluppare progetti educativi, che fin dalle scuole siano in grado di insegnare il rispetto per la persona e che siano capaci di rompere l’indifferenza che spesso spinge a voltarsi dall’altra parte. E soprattutto dobbiamo tutelare le vittime, prima che le minacce si trasformino in tragedia, aiutando il lavoro dei centri anti-violenza e quello che le forze dell’ordine svolgono sul territorio.

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