La terra trema ancora

Ott 30, 16 La terra trema ancora

Il terremoto di stamani, con le sue scosse di assestamento, è stato sentito in molte parti del nostro Paese, e percepito anche qui a Siena. Purtroppo era un evento che non possiamo considerare inatteso. Il sisma di mercoledì e quello di oggi sono infatti parte di una sequenza di movimenti crostali che ha avuto inizio il 24 agosto. Al momento si contano una decina di feriti e fortunatamente nessuna vittima. Scompare però una parte del nostro patrimonio artistico e culturale, a cominciare della cattedrale di Norcia vicina all’epicentro, di cui resta in piedi solo la facciata.
Altre volte ho scritto come gli investimenti contro il rischio sismico costituiscano un risparmio per le emergenze future. Prima di tutto in termini di vite umane. Ma oggi in particolare, in termini di costi di ricostruzione e di gestione dell’emergenza. Il calcolo è semplice e non dissimile da quello che facciamo nei confronti di altri tipi di calamità. Tuttavia i terremoti rimangono tra i pochi fenomeni naturali verso i quali l’uomo si confronta con il proprio limite. Oggi possiamo sapere con buona approssimazione dove e con che magnitudo massima possono generarsi, ma non sappiamo ancora come prevederli sul breve periodo. Iniziamo a comprendere, con grave ritardo, che i terremoti non sono tutti uguali e che le differenze sono una delle ragioni della difficoltà nel prevedere quando accadono esattamente questi eventi. Troppo tempo perso nel passato dietro metodi di ricerca settoriali e poca attenzione alla credibilità scientifica di chi svolge attività di ricerca. Oggi esiste la possibilità affinché gli investimenti in ricerca possano finalmente essere finalizzati per avanzamenti nella conoscenza. Occorre credere nella ricerca e pretendere di valutare i risultati in funzione dei finanziamenti. E occorre riportare al centro del dibattito l’importanza della prevenzione, che non può prescindere dai dati continuamente aggiornati e da una carta dettagliata del rischio sismico in tutto il territorio nazionale. Tutto il territorio, perché nel nostro Paese non esistono purtroppo aree a rischio zero. “La vulnerabilità sismica del Paese è tema enorme”, ha detto il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. E dunque, insieme alla messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati del nostro Paese, dobbiamo pensare alla ricostruzione di intere comunità. Una ricostruzione che non è soltanto materiale, ma anche psicologica, per chi ormai da mesi convive con la minaccia di queste calamità. Sapere che non esistono aree a rischio zero significa prepararci non solo ad affrontare le emergenze in termini di sicurezza delle persone e degli edifici, ma anche le conseguenze sul piano psicologico dell’eventualità di questi fenomeni traumatici. E questo non è affatto secondario se vogliamo provare a ricompattare una società che troppo spesso preferisce non vedere ciò che la inquieta.

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