La tenda rossa di Piancastagnaio

Giu 10, 16 La tenda rossa di Piancastagnaio

Una situazione economico-occupazionale di sofferenza, ed un territorio, quello amiatino, abituato a lavori duri, lotte operaie, potenzialità talora inespresse. Qui è stata piantata per due giorni la “tenda rossa” allestita dalla Flai Cgil; a Piancastagnaio, dove la vicenda Floramiata attende al più presto risposte concrete. Siamo in attesa di nuova asta per l’acquisizione dell’azienda nella seconda quindicina di luglio; intanto è ripresa la cassa integrazione per i lavoratori, che andrà avanti a rotazione fino alla fine del mese.
Assume qui un significato particolare la campagna “Ci mettiamo le tende”, organizzata dalla FLAI nazionale per manifestare la presenza capillare del sindacato nel settore dell’agrindustria, dove il rispetto dei contratti e degli orari di lavoro e la lotta ai fenomeni di sfruttamento sono ancora una priorità.
Lo sfruttamento del lavoro è un fenomeno antico quanto plasmabile, e proprio per questo estremamente difficile da sradicare. L’Italia, fortunatamente, non ha mai smesso di essere anche un paese agricolo, ma le condizioni di chi lavora nei campi continuano a parlare di vecchie e nuove forme di schiavitù. La continua ondata migratoria, si è trasformata in una offerta di manodopera a costi bassissimi, senza diritti e tutele, spesso anche senza nome.
Il Terzo Rapporto Agromafie e Caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto – Flai Cgil, parla di Oltre 400.000 mila lavoratori sfruttati, sottopagati nel nostro Paese. Un dramma che riguarda l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, la difficoltà dei controlli, l’infiltrazione mafiosa e criminale nella gestione del lavoro e delle imprese agricole.
Ma riguarda anche la politica dei prezzi dei prodotti agricoli, che la grande distribuzione spinge sempre più verso il basso. Sono necessari passi avanti sui prodotti, di cui non basta garantire l’origine e la qualità della produzione, ma anche che nella filiera di coltivazione e di trasformazione siano rispettati i diritti dei lavoratori. Perché “buono” e di qualità” non significa necessariamente giusto. Basta tonare alle cronache dell’estate scorsa, quando una donna è morta di fatica per poco più di due euro all’ora, in Puglia, per selezionare i grappoli d’uva buoni da quelli marci in vigna; per garantire la qualità appunto.

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