La crescita incerta in un’Europa divisa

Apr 19, 16 La crescita incerta in un’Europa divisa

Mentre giungono notizie confuse e non ancora verificate di una nuova strage di migranti al largo delle coste egiziane, l’Europa si trova nuovamente divisa su questioni vitali per il proprio futuro. La settimana scorsa si è svolto il vertice dei 20 paesi più sviluppati (G20) e colpiscono alcuni passaggi del comunicato finale sulla situazione economica globale, a seguito dell’incontro. La crescita rimane modesta e incerta, più bassa rispetto alle aspettative. Stiamo vivendo – si legge nel testo – uno scenario caratterizzato da rischi e incertezze sulle prospettive globali dovute alla volatilità finanziaria, alla bassa inflazione, ai flussi migratori, e sopratutto al referendum di giugno, che apre alla possibilità di una uscita della Gran Bretagna dall’Europa. Il Fondo Monetario Internazionale parla di ripresa lenta in Italia e di crescita “modesta” per Germania, Francia e Italia.

Sulla politica monetaria crescono le insofferenze tedesche verso le scelte di Draghi. Conta molto in questo caso la politica interna, con la leadership della CDU preoccupata dalla crescita della destra dell’AfD, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno. Ma preoccupa soprattutto la politica aggressiva della BCE sui tassi di interesse, l’immissione di liquidità e gli acquisti di debito pubblico. I tassi attuali implicano interessi bassissimi sui depositi bancari, che creano difficoltà di ripresa per il sistema bancario, e limitano fortemente l’apprezzamento dei fondi pensionistici su cui molti tedeschi hanno investito il proprio futuro.

Ma l’Europa è oggi più che mai divisa sulla gestione dei flussi migratori. Una questione che sta minacciando le fondamenta stesse dell’impianto comunitario fino alla prospettata la ricostruzione dei confini. La recente proposta del governo italiano di uno strumento europeo capace di finanziare gli interventi in materia di immigrazione sembra incontrare i favori delle istituzioni europee, ma ha subito sollevato le perplessità della Germania.

Quella italiana è una proposta seria, fatta da persone che hanno deciso di farsi carico dell’emergenza, utilizzando gli strumenti della politica e della diplomazia. Sappiamo che dopo l’accordo Turchia UE sui migranti stanno crescendo le partenze verso l’Italia in maniera speculare al calo di quelle verso la Grecia; c’è inoltre un’oggettiva difficoltà nel distinguere i migranti economici dai richiedenti asilo; e sono evidenti i limiti dell’accordo di Dublino, che scarica sui paesi di primo ingresso tutto il peso dei flussi migratori.

La proposta italiana vuole prima di tutto aprire un nuovo rapporto con i paesi di partenza, verso cui sarebbero destinate risorse importanti per la stabilizzazione e dunque la crescita economica in cambio della garanzia sui controlli effettivi delle partenze e della possibilità di rimpatrio dei migranti economici. Un piano impegnativo, anche in termini economici, che sarebbe finanziato attraverso i fondi già destinati ai Paesi terzi ed attraverso l’istituzione di nuovi bond. Una forma di indebitamento per cui le condizioni sono oggi favorevoli: come detto, l’Europa può infatti contare su tassi di interesse globali ai minimi storici, e su un rating tripla A del proprio credito. Un piano che può essere attuato in maniera non troppo diversa da quanto è stato fatto durante la crisi economica e finanziaria, quando l’UE ha istituito strumenti come il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (EFSM) e il meccanismo europeo di stabilità (ESM), in grado di reperire rapidamente decine di miliardi di euro.
Per farlo serve la necessaria volontà politica di fronte ad una crisi che costituisce una minaccia all’esistenza dell’Unione Europea stessa. Questa continua catastrofe umanitaria riguarda tutti, e l’Europa sopravviverà se sarà capace di fornire una risposta di medio e lungo periodo piuttosto che rincorrere le emergenze. Pesa sulle coscienze di tutti noi, dei politici finto-buoni e di quelli buoni-davvero il dramma dei tantissimi bambini e ragazzi che perdono la vita o rischiano di perderla in mare, per sfuggire alle guerre. Non saranno gli slogan demagogici a risolverlo. Nel 2015 erano almeno 95.000 i bambini non accompagnati che hanno chiesto asilo in Europa; quattro volte i numeri dell’anno precedente.
*Nella foto migranti al confine tra Slovenia e Croazia

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