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Nov 26, 17 L8

Sette anni, nell’epoca della comunicazione veloce dei Social Network sono un’era geologica. Sette anni fa, chi dei tanti volti che ho rivisto alla Leopolda avrebbero immaginato che cosa sarebbe accaduto?

Nel 2010 abbiamo iniziato un percorso che, forse anche per colpa nostra, i media hanno avuto gioco facile nel dipingere come una “cosa generazionale”. Invece era tutt’altro: una sfida ad un modo di fare politica fondato sulla ricerca continua di compromessi al ribasso. Era una sfida per rendere più attuali le politiche portate avanti dal centrosinistra negli anni ‘90 e 2000 che parlava al Paese prima che al partito.

Abbiamo avuto ragione sui contenuti perché le idee e le discussioni che abbiamo sentito qui fin dalla prime edizioni sono diventate le proposte del Pd e sono entrate a pieno titolo nell’agenda di governo.

Abbiamo subito sconfitte: la proposta di fine del bicameralismo, riduzione del numero dei parlamentari e riforma delle competenze delle regioni è stata bocciata dalla larga maggioranza degli italiani.

Il tentativo è stato quello di riformare uno stato in cui le rendite di posizione condizionano la vita economica e sociale, uno stato dove gli interessi particolari hanno troppo spesso la meglio sull’interesse generale. La politica ti impone di non perdere di vista i valori generali in favore di quelli particolari.

Questo se lo dimenticano in troppi, in tutti gli schieramenti, in particolare quando si è raggiunto l’agognato ruolo istituzionale. Per noi la politica è stato aprire la discussione a livello europeo sulle politiche di austerity e su quelle migratorie, prendere decisioni e non riempirsi la bocca di proclami e magari accettare decisioni che hanno penalizzato i paesi dell’Europa del Sud. È stato riformare il mercato del lavoro, pur consapevoli dei sacrifici e della delicatezza della materia, ma se oggi i posti di lavoro a tempo indeterminato sono molti più di 5 anni fa è anche grazie a queste riforme. È stato investire risorse sull’edilizia e sul personale scolastico come mai era stato fatto prima nella storia del nostro Paese, proponendo insieme all’investimento una riorganizzazione di tutto il sistema dell’istruzione; far fare all’Italia passi avanti enormi sui diritti civili.

C’è ancora molto lavoro da fare per capire come raggiungere i tanti italiani che non vedono e non sentono la ripresa economica; che ormai hanno rinunciato al voto perché non credono più che la politica possa cambiare le cose.

Oggi si conclude l’ottava edizione della Leopolda; molti di noi hanno cominciato questo percorso nel 2010. In questo luogo si celebrano successi e discutono gli insuccessi, ma soprattutto si affrontano le questioni che definiscono la visione del Paese, del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Una visione che è indispensabile e che prescinde dai sondaggi, dalla discussione sulle alleanze o sulla legge elettorale.

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