Legge sulla cittadinanza: la sicurezza passa dell’integrazione

Giu 15, 17 Legge sulla cittadinanza: la sicurezza passa dell’integrazione

Nel nostro Paese ci sono oltre 800 mila bambini stranieri che frequentano le nostre scuole e 150 mila ragazzi ormai maggiorenni che hanno vissuto in Italia la maggior parte della loro vita.
È utile ricordarlo oggi, quando finalmente arriva in Aula al Senato il ddl sullo ius soli che riconosce la cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati in Italia o arrivati da piccoli. Uno strumento equilibrato, già approvato alla Camera, che introduce per i minori nati in Italia da genitori stranieri la possibilità di acquisire la cittadinanza italiana a condizione che almeno uno dei genitori sia titolare di diritto di soggiorno illimitato oppure, se non è cittadino europeo, è titolare del permesso di soggiorno dell’Unione Europea di lungo periodo. Inoltre potranno ottenere cittadinanza i ragazzi che arrivati in Italia prima dei prima di dodici anni di età che hanno frequentato qui un normale ciclo scolastico.
Su questa proposta, in vista dell’approvazione definitiva si stanno accumulando una serie veti e prese di distanza che hanno il gusto amaro del clima preelettorale. A cominciare dal definire questo strumento come una forma di automatismo per l’accesso cittadinanza ai nati in Italia, quando invece è stato compiuto un lungo lavoro di mediazione alla Camera per arrivare ad una formulazione condivisa dalla maggioranza. Altrettanto strumentale è la posizione del M5S, che sceglie di buttare la palla in tribuna, riducendo la questione della cittadinanza ai flussi migratori, dunque una questione europea, mescolando colpevolmente la crisi dei rifugiati con la situazione di chi vive qui da anni, dimenticando volutamente che le norme sulla cittadinanza sono prerogativa degli stati membri e che l’Italia ha uno dei sistemi più rigidi in Europa.
Stiamo giocando con la vita di un milione ragazze e ragazzi che sono cresciuti qui, che parlano la nostra lingua, spesso solo questa, che frequentano le nostre scuole, ma che, a differenza dei loro coetanei, del punto di vista giuridico si trovano nello stesso status dei migranti economici appena arrivati.
Stiamo giocando con il futuro del nostro Paese, perché il tema della cittadinanza è legato in maniera indissolubile all’integrazione: spesso sono infatti l’esclusione e la marginalizzazione alla base dei fenomeni di radicalizzazione.
Più di un sondaggio ha mostrato come solo una piccola minoranza degli italiani sia contraria in ogni caso all’estensione della cittadinanza.
Stiamo rinunciano all’energia, alla speranza e al contributo alla crescita del nostro Paese di una generazione. Una colpevole miopia con cui le forze politiche contrarie a questo provvedimento dovranno fare i conti.

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