Intervista a La Nazione Siena del 22 febbraio 2018

Feb 22, 18 Intervista a La Nazione Siena del 22 febbraio 2018

«LA MIA mancata ricandidatura? Non è un problema personale, vanno superate le questioni autoreferenziali. Ma è evidente che Siena possa e debba ora rivendicare un’attenzione nei propri confronti». A parlare è Luigi Dallai, deputato Pd ancora per pochi giorni. Per lui niente secondo mandato, un passaggio non indolore per i Democratici senesi che si ritrovano con la sola Susanna Cenni verso il Parlamento. «Già a dicembre, in una direzione, avevo avvertito che la composizione delle liste avrebbe rappresentato un passaggio complesso. Purtroppo avevo visto giusto, ora non resta che prendere atto di un risultato a dir poco stupefacente », dice Dallai.

Il Pd locale ha fatto quanto poteva?

«Per quanto potesse incidere, cioè poco, non ha espresso alcuna valutazione né rivendicazione. È sotto gli occhi di tutti e ognuno può esprimere un giudizio sull’azione di Vigni».

Perché Vigni?

«È lui il segretario, eletto su impegni certi e sulla prospettiva di dare più forza al partito cittadino. Mi sembra difficile riconoscere che ciò sia accaduto».

Ma il suo rapporto con il Pd oggi qual è?

«Sono un esponente del partito cui è stato manifestato un notevole consenso. E lavoro affinché possa crescere dentro il Pd, nelle modalità che si potranno verificare. Continuo a fare iniziative e a frequentare quelle del partito».

Nonostante la delusione è impegnato nella campagna elettorale?

«Certo, ci mancherebbe. Sono ancora convinto di fare parte di una comunità, per quanto molti comportamenti tendano ad appannare questa sensazione».

Cosa pensa della candidatura Padoan?

«Ha un profilo autorevole e apprezzabile, anche per i provvedimenti governativi che hanno consentito l’intervento su Banca Mps. Auspico possa mantenere un rapporto con Siena e mantenere gli impegni che gli vengono chiesti».

In queste settimane si è parlato più di amministrative che di politiche, in casa Pd…

«In realtà la campagna elettorale per le amministrative è iniziata da anni…».

Cosa pensa del no alle primarie?

«Il paradosso è che la discussione si faccia sul nome del sindaco uscente e non sui programmi per il futuro della città. Si dovrebbe nel caso sostenere apertamente che il lavoro di questi anni non è stato soddisfacente, ma i documenti ufficiali del Pd dicono il contrario. E la sensazione è che la città riconosca sì i limiti, ma anche la bontà del lavoro fatto».

Valentini dunque merita la ricandidatura?

«Merita che si affronti nel merito il giudizio su quello che è stato fatto. Se è positivo, come emerso nei Circoli, si pensi al futuro».

Perché allora una parte consistente del gruppo dirigente lavora per un’alternativa?

«Non saprei, bisognerebbe sempre far prevalere la logica politica rispetto a ciò che non è logico. Insisto: si parli di programmi, anche tenendo in considerazione punti espressi da altri candidati».

Come uscirà il Pd da questa bufera?

«Mi auguro che un buon risultato alle politiche possa aiutare a superare le difficoltà e trovare un’unità di intenti per il bene della città».

 

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