Intervento in Aula del 14.4.2014

Apr 14, 14 Intervento in Aula del 14.4.2014

Segue stenografico
LUIGI DALLAI. Signor Presidente, il testo unificato che stiamo discutendo e che vede una larga convergenza delle forze politiche, è oggettivamente un passo importante verso la riorganizzazione del sistema di protezione dell’ambiente nel nostro Paese. È un primo passo perché molto lavoro è ancora da compiere per una completa razionalizzazione del settore degli enti pubblici che svolgono compiti di monitoraggio e ricerca ambientale, ma è molto importante perché, finalmente, si istituzionalizza un sistema coordinato di agenzie per l’ambiente caratterizzato da terzietà e alta professionalità.
Come recentemente dichiarato dal Ministro Galletti: «Il sistema delle agenzie ambientali di prevenzione, sia a livello nazionale con l’ISPRA, sia locale con le ARPA, è essenziale per l’ambiente e per il Ministero; il compito di monitoraggio,
prevenzione e controllo diventa fondamentale. Il sistema di controllo va potenziato e omogeneizzato».
Dunque va potenziato, sia nei numeri che nelle funzioni. A questo proposito abbiamo recepito le osservazioni degli operatori e soprattutto abbiamo utilizzato le esperienze maturate…
…sul campo negli ultimi anni. Nell’articolo 5 è specificato che, all’interno del personale, il presidente ed i legali rappresentanti di ISPRA possono individuare e nominare figure che operino con la qualifica di ufficiale di Polizia giudiziaria.
Dicevamo che il sistema di controllo va omogeneizzato. Ricordo, infatti, che all’interno di ISPRA convivono settori con storie e prerogative molto diverse. Essi svolgono attività propedeutiche alle finalità di controllo proprie dell’istituto di protezione ambientale e, in alcuni casi, assolutamente in linea con le finalità di ricerca proprie di enti pubblici vigilati dal MIUR. Sappiamo, d’altronde, che ricerca di base e ricerca applicata, e dunque anche ricerca applicata alla protezione dell’ambiente, come specificato nell’articolo 3, commi 2 e 3, del presente testo, possono utilmente sovrapporsi e risultare fattivamente complementari. In particolare, il comma 3 indica i limiti entro cui la ricerca finalizzata può e deve essere svolta anche mediante convenzioni con enti pubblici di ricerca, competenti per definizione del sistema di ricerca di base a livello nazionale.

Non si tratta dunque di una questione di funzione, ma di funzionalità; e del resto anche una razionalizzazione degli enti pubblici di ricerca diventa sempre più difficile da rinviare. Ma, dicevo, questo testo è una prima importante opera di razionalizzazione, ed il rafforzamento del concetto dei Lepta al fine di consentire al sistema agenziale di consolidarsi e pianificare adeguatamente le attività, ne è chiara testimonianza.
Risulta ormai chiaro che la qualità dell’ambiente in cui viviamo, ovvero dell’aria, delle risorse idriche, dei terreni e delle loro produzioni agricole siano dipendenti dalla pressione degli inquinanti che le attività antropiche mettono in circolo, non solo in termini di apporto diretto, ma anche e forse soprattutto in termini di mobilizzazione di elementi tossici per la salute dell’uomo naturalmente presenti (ad esempio, cromo, arsenico, mercurio, eccetera). È necessario dunque definire dei livelli essenziali di prestazioni tecniche ambientali per avere uniformità di giudizio nei casi in cui si manifestino anomale concentrazioni di elementi potenzialmente tossici per ambiente e salute umana, ed è necessario rendere gli organi di controllo (ISPRA e ARPA) indipendenti nelle proprie funzioni ispettive.
Politiche attive, dunque, ma soprattutto proattive, perché la capacità di prevenire e anticipare problematiche di tipo ambientale e gestire i mutamenti che possono derivare da un non corretto rapporto tra attività antropiche e tutela dell’ambiente e della salute pubblica necessitano di pianificazione, competenze scientifiche ed esperienza pregressa. Ciò è valido per problematiche derivanti da fattori globali che hanno una ricaduta locale, quali ad esempio gli effetti sulle matrici ambientali determinati dall’impatto dei cambiamenti climatici su agricoltura, approvvigionamento idrico, attività forestali, e dunque anche sulla salute della popolazione. I materiali diffusi dal Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici, sulla base dei risultati contenuti nel V rapporto del Working Group 2 dell’Ipcc, indicano infatti che a livello europeo la fascia mediterranea, è «la regione più a rischio dai cambiamenti climatici a causa dei molteplici fattori che vengono impattati».
Ma politiche proattive sono necessarie anche per affrontare questioni di natura prettamente locale, quali ad esempio le problematiche legate all’esplosione demografica di alcune
tipologie di fauna selvatica, ad esempio gli ungulati, per citare un caso di estremo allarme, in un numero significativo di regioni, e la cui gestione e conservazione è prerogativa attribuita ad ISPRA, come consulenza che l’Istituto fornisce a regioni e province, nell’ambito dei compiti previsti dalla legge sulla caccia (la n. 157 del 1992).
La razionalizzazione del sistema delle agenzie ambientali costituisce inoltre un possibile banco di prova per una reale integrazione delle banche dati dei diversi soggetti. Questo non è un dato da sottovalutare, perché è sulla base della capacità di incrociare dati liberi ed interoperabili che noi poniamo le basi per poter scegliere le modalità di monitoraggio nelle situazioni di emergenza. Non sono valutazioni teoriche, ma valutazioni che hanno diretta ricaduta sulle modalità operative messe in atto in aree del territorio nazionale che tuttora affrontano situazioni molto critiche, quali ad esempio quelle riscontrate nella cosiddetta Terra dei fuochi. In definitiva, sono gli obiettivi espressi al secondo comma dell’articolo 1 che ci guidano nell’elaborazione di un sistema integrato di agenzie ambientali: sviluppo sostenibile, riduzione del consumo di suolo, salvaguardia e promozione della qualità ambientale, tutela delle risorse naturali.
Ecco, signor Presidente, un provvedimento come quello che stiamo discutendo e che andremo a votare nelle prossime giornate, può sembrare ovvio, in virtù del generale consenso tra le forze politiche presenti in quest’Aula. Non lo è, affatto. Ed il consenso che esso suscita è dovuto alla consapevolezza che anche di fronte ai legittimi scontri su questioni specifiche dell’agenda politica, esistono altre questioni che impattano sulla vita di tutti per ordini di grandezza superiori; esse sono le questioni del rapporto dell’uomo con il proprio ambiente e con la propria salute. Questioni che, come ci ricordano anche le cronache dei maggiori poli industriali del nostro Paese, ad esempio l’Ilva, sono intimamente legate al tema della democrazia e della libertà delle proprie scelte. Oggi noi facciamo un passo significativo per determinare una maggiore tutela del nostro ambiente. A ben vedere è un passo per garantire a tutti anche maggiori possibilità di operare scelte consapevoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *