Interrogazione al Ministro dell’economia e delle finanze su piano industriale MPS

Ott 30, 13 Interrogazione al Ministro dell’economia e delle finanze su piano industriale MPS

I deputati Marco Causi, Luigi Dallai, Susanna Cenni, Marco Carra e Giovanna Martelli del PD hanno presentato una interrogazione a risposta immediata in commissione al Ministro dell’economia e delle finanze. Si legge testualmente nell’interrogazione che il Gruppo Monte dei Paschi (Mps) rappresenta il terzo gruppo bancario italiano; la Banca nata nel 1472, è attiva sull’intero territorio italiano e sui principali centri economici e finanziari mondiali, con un’operatività che spazia dall’attività bancaria tradizionale al private banking ed alla finanza d’impresa; il maggiore azionista del Gruppo Mps è, ad oggi con il 33,56 per cento, la Fondazione Monte dei Paschi di Siena (ente no profit di natura giuridica privata, istituito con decreto del Ministro del Tesoro dell’8 agosto 1995); l’organo di indirizzo della Fondazione Mps è la deputazione generale i cui membri vengono nominati dagli enti e dalle istituzioni territoriali e nazionali; nel corso degli ultimi anni il Gruppo Mps è stato duramente colpito dalle conseguenze della crisi internazionale e dei mercati, ulteriormente aggravate da errori gestionali e strategici, sia da parte della Fondazione, nella governance della Banca, sia da parte del management; per superare le criticità causate dalle perdite finanziarie (il bilancio del 2011 si è chiuso con una perdita netta di 4,69 miliardi di euro) Banca Mps ha ricevuto nel 2011 (Governo Monti), un prestito di 4,07 miliardi di euro da rimborsare in contanti o azioni (i cosiddetti «Monti bond»); il 27 giugno 2012 è stato approvato il nuovo piano di riassetto del gruppo Monte dei Paschi di Siena, fortemente improntato alla riduzione dei costi e alla razionalizzazione, l’operazione prevede la soppressione di oltre 4.600 posti di lavoro, con incorporazione delle controllate e chiusura di 400 filiali entro il 2015; questi tagli accolti con preoccupazione dalle associazioni sindacali, dagli enti locali e dalle forze politiche territoriali, sono già stati in parte attuati, anche grazie a politiche di prepensionamento e contratti di solidarietà che hanno salvaguardato i livelli occupazionali; il bilancio per il 2012 della Banca Mps si è chiuso con una perdita di 3,17 miliardi di euro; nel corso di questi ultimi mesi la Fondazione Mps ha modificato il proprio statuto per promuovere una governance rinnovata della banca che, oltre a mantenere lo storico legame con l’ampio e diversificato tessuto territoriale, potesse cogliere con maggiore incisività ed efficacia le attuali opportunità del panorama economico e finanziario internazionale; con il nuovo statuto viene modificato il numero degli enti che nominano la deputazione generale e viene ampliata la serie di competenze e qualifiche dei soggetti preposti (comune di Siena provincia di Siena, regione Toscana, università degli Studi di Siena, università per Stranieri, Arcidiocesi di Siena, camera di commercio di Siena, consulta provinciale del volontariato di Siena, consiglio nazionale delle ricerche, Ministero dei beni e delle attività culturali); il 18 luglio 2013 l’assemblea straordinaria dei soci ha deliberato la rimozione del tetto del 4 per cento al possesso di azioni Mps, per soci diversi dalla Fondazione stessa: una norma, proposta dal Ministero dell’economia e delle finanze, per incentivare il potenziale ingresso di investitori interessati e facilitare l’aumento di capitale della banca; nei suoi più recenti orientamenti la Fondazione ha modificato le precedenti strategie e si è dichiarata disponibile a diluire ulteriormente la sua quota di possesso azionario nella banca; la banca ha chiuso il primo semestre 2013 con un risultato netto negativo di 380 milioni di euro; il Commissario dell’Unione europea per la concorrenza Jacquin Almunia, in una lettera inviata il 16 luglio 2013 al Ministro dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni, ha manifestato la sua preoccupazione «per la stabilità del Monte Paschi», ritenendo che «per assicurare la fattibilità a lungo termine» del progetto di risanamento dell’istituto «l’attuale piano di ristrutturazione deve ancora essere migliorato»; è emerso quindi il rischio che l’Ue possa aprire nei confronti dell’Italia una procedura di infrazione della durata di sei mesi, che potrebbe portare a sanzioni o al rimborso forzato dei «Monti bond»; il Ministero dell’economia e delle finanze, in merito alla lettera sopracitata ha dichiarato che non c’è stata «nessuna bocciatura per il piano di Mps; l’esame da parte della Commissione Ue prosegue come di prassi, in un rapporto di reciproca collaborazione con le istituzione italiane»; secondo quanto è emerso dagli organi di informazione, a seguito di alcuni incontri tra il Ministero dell’economia italiano e l’Unione europea, per evitare la procedura di infrazione Mps dovrà restituire, nel 2014 2,5 miliardi dei «Monti Bond» (e non 1 miliardo come inizialmente previsto) e rivedere il piano industriale 2013-2017, introducendo ulteriori tagli a filiali e personale, nonché introducendo un tetto alle retribuzioni del top management; nel corso della riunione del Consiglio di amministrazione, svolta il 13 settembre, il presidente del Gruppo – dottor Alessandro Profumo – ha dichiarato la disponibilità ad apportare tutte le necessarie modifiche richieste dal Ministero e dalla Commissione dell’Unione europea; il 7 ottobre scorso, il Consiglio di amministrazione della Banca ha quindi approvato le modifiche al piano industriale con l’obiettivo di tornare a produrre utili entro il 2017; secondo il citato piano, gli esuberi previsti per razionalizzare le spese salirebbe da 4.600 a circa 8.000, di cui circa 2.900 prepensionamenti; conseguentemente la riduzione dei dipendenti riguarda complessivamente oltre 5.100 unità di personale, comprensive degli addetti delle società controllate già cedute; alla luce di quanto esposto, è opportuno valutare se gli ulteriori tagli al personale possano vanificare i sacrifici fatti fino ad oggi dai dipendenti della banca ed incidere negativamente sul pieno rilancio dell’istituto di credito”. Gli interroganti chiedono quindidi sapere se “l’accordo sul nuovo piano industriale sia stato definito preventivamente con l’intervento della Commissione europea e del Ministero dell’economia e delle finanze e come si intenda garantire la sostenibilità del nuovo piano industriale alla luce della complessiva riduzione del personale”.

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