Il voto in Spagna

Dic 21, 15 Il voto in Spagna

La Spagna, dopo il voto di ieri ha un sistema politico quadripartito. Si tratta di un passaggio storico, per un paese che dal ritorno alla democrazia in poi, è sempre stato governato dall’alternanza tra socialisti del PSOE e conservatori del PP, ed in cui le formazioni minori, nazionaliste, indipendentiste o di estrema sinistra raccoglievano pochi seggi nelle Cortes Generales. Né i conservatori del primo ministro Mariano Rajoy, né partiti di sinistra ottengono un chiaro mandato a governare. Il partito di centro-destra (PP) ha avuto il suo peggior risultato di sempre, penalizzato da scandali legati a casi di corruzione e dall’alto livello di disoccupazione, perde 64 seggi alla camera rispetto al 2011. Il PSOE perde 20 seggi e circa il 7%, attestandosi poco sopra a Podemos, la nuova forza di sinistra (?) che al suo esordio alle elezioni politiche spagnole ottiene quasi il 21% dei consensi. Ciudadanos una forza che potremmo definire “liberale” (nel parlamento europeo siede nel gruppo ALDE) ottiene il 14%.
Non è semplice capire quale sarà l’esito di queste elezioni in termini di coalizione di governo. Oggi, è più interessante sottolineare come l’insoddisfazione dei cittadini spagnoli rispetto alle scelte di chi ha guidato il paese fino ad oggi, non abbia premiato l’alternativa storica rappresentata dei socialisti, ma ha fatto crescere due forze molto diverse tra loro, Podemos e Ciudadanos, che si presentavano per la prima volta alle elezioni politiche e che ottengono insieme oltre il 35%. Un dato da tenere bene in considerazione. Tra i pochi punti in comune tra Podemos e ai Ciudadanos c’era la volontà di trasformare queste elezioni nella fine del bipartitismo in Spagna, e possiamo dire che questo obiettivo è stato raggiunto Nonostante il sistema spagnolo di rappresentanza proporzionale non li abbia favoriti, oggi non esiste una chiara maggioranza parlamentare.
Questo risultato è frutto di molteplici fattori, Rajoy si è presentato come custode dell’unità nazionale guidando una Spagna finalmente in ripresa, dove si prevede una crescita del 3% per quest’anno e puntando sulla continuità nelle scelte economiche, scelte che evidentemente non sono state in grado di dare risposta a larghissime fasce della popolazione piegate dalla disoccupazione e dagli effetti ancora evidenti della crisi. I socialisti non sono riusciti a scrollarsi di dosso l’eredità del loro governo, della recessione e dell’impennata della disoccupazione, oltre ad essere segnati come il PP da accuse di corruzione.
In casa nostra più di un commentatore si sta affrettando a disegnare scenari politici trasferendo, sulla base della propria convenienza, questi risultati alla situazione italiana. Credo che il suggerimento che possiamo cogliere dalle elezioni spagnole, e trasformare in azione di governo, è che la crescita da sola non basta a garantire il consenso sufficiente per guidare un Paese, se questa non è capace di ridurre le disuguaglianze; e che la larga affluenza (4% in più rispetto al 2011) dimostri come i cittadini nella politica credono ancora. Essi chiedono che questa sia capace di interpretare le loro istanze, a cominciare dal senso di equità nelle politiche sociali ed economiche e dalla credibilità degli interpreti.

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