Il congresso del PD nel territorio senese:- partecipazione e responsabilità

Ott 07, 13 Il congresso del PD nel territorio senese:- partecipazione e responsabilità

Le ultime elezioni politiche hanno restituito un quadro del nostro territorio dove il centrosinistra non rappresenta più, da solo, la maggioranza assoluta dell’elettorato.
Immaginare il Partito Democratico della provincia di Siena di domani significa accettare la sfida di confrontarsi in un territorio reso contendibile nelle competizioni elettorali, e ci impone di cercare una chiave di lettura nuova per interpretare i fenomeni che stanno attraversando la nostra società.
Oggi, nei fatti, viviamo anche nel senese un profondo mutamento nel rapporto tra società e politica; un mutamento accelerato dalla crisi economica che il nostro territorio sta vivendo ormai da un lustro e da una serie di errori nella gestione della cosa pubblica e privata, le cui conseguenze stanno pesando sia sulla vita dei cittadini che sull’immagine del nostro partito. In mancanza di una nuova lettura delle realtà che ci circonda, tutto questo rischia di offuscare le buone pratiche di governo che sono state alla base del diffuso consenso per il centrosinistra nei decenni trascorsi.
Le tensioni sociali e la disaffezione verso le istituzioni caratterizzano ormai tutta la società italiana. Ce lo siamo ripetuti fino alla noia: tutte le forme di partecipazione tradizionali, ed i partiti in particolare, sono in crisi. Sono in crisi perché, a torto o a ragione, sono giudicati sordi di fronte alle istanze dei cittadini, e vengono visti troppo spesso esclusivamente come strumento di conservazione di strutture sociali cristallizzate in un tempo che non è l’oggi, e, nella peggiore delle ipotesi, veicolo di promozione degli interessi personali rispetto a quelli collettivi.
Il tema centrale della nostra riflessione diviene perciò quello della rappresentanza politica, che non può esaurirsi nella scelta del proprio rappresentante attraverso le elezioni, ma che deve sostanziarsi in un dialogo continuo tra cittadini e governo, ad ogni livello. Ed è qui che i partiti sono chiamati in causa. Perché il concetto di rappresentanza politica come risultato del principio di delega, di cui il partito è naturale espressione, rappresenta il vero tema di riflessione di fronte alla delle democrazie contemporanee.
Che fare allora? Partiamo dal presupposto, forse non da tutti condiviso, che difficilmente i partiti nella loro forma tradizionale, cioè quella dei grandi partiti di massa del Novecento, riusciranno a recuperare il ruolo che hanno ricoperto in passato. Se abbiamo il coraggio di guardare oltre le questioni contingenti del nostro territorio, pur rilevantissime, e collochiamo la questione in un quadro più generale, possiamo chiedere al Partito Democratico della provincia di Siena, come a quello nazionale, l’impegno ad un confronto vero sui processi partecipativi e ad un cambiamento profondo del modo di far politica, fondato davvero e non solo a parole, sul principio di responsabilità.
In una società sempre più frammentata, dove la mobilitazione esiste, ma è spesso legata a temi specifici che coinvolgono direttamente il cittadino, che ruolo possono avere i partiti che invece devono svolgere una funzione di rappresentanza complessiva della società? Questa è la prima sfida da raccogliere; presentarsi come soggetto capace di rappresentare il luogo di confronto anche per chi intende portare avanti singole , specifiche, istanze, ed intende farlo attraverso modi e forme nuove, rispetto alle prassi lungamente sperimentate dai partiti tradizionali. Nell’accettare questa sfida il Pd deve però essere davvero capace di grande apertura, e deve garantire un’organizzazione interna capace di accogliere l’elaborazione e la partecipazione di tutti, iscritti ed elettori.
Crediamo che riusciremo a rifondare il nostro partito se sapremo fare un salto in avanti sul tema della responsabilità. Un’etica della responsabilità che non è data da una affermazione astratta di principi che dovrebbero guidare il comportamento di ciascuno di noi, e soprattutto di chi ricopre cariche pubbliche, quanto piuttosto dalla valutazione attenta che ciascuno deve sempre compiere rispetto alle conseguenze delle proprie azioni, sia che si parli di dirigenti di partito, sia che si parli di amministratori o rappresentanti di una comunità. La responsabilità deve tornare ad essere inseparabile dalla politica, e deve tornare ad essere il criterio di giudizio rispetto all’operato del ceto politico. I partiti per primi devono farsi carico di questo compito, al fine di mettere in grado i propri elettori di scegliere la migliore classe dirigente possibile e, dove questa non si rivelasse all’altezza del proprio ruolo, essere in grado di cambiarla attraverso un confronto aperto quanto fisiologico. Adesso è il momento di scegliere come rifondare il Partito Democratico, attraverso una fase congressuale che dovrà essere inserita nel contesto economico e sociale che sta attraversando il Paese, e non riferita a logiche interne, che non interessano i cittadini e dunque gli elettori. Per questo motivo riteniamo di esprimere il nostro sostegno alla candidatura di Matteo Renzi al ruolo di segretario nazionale del Partito Democratico e di Dario Parrini a quello di segretario regionale.
I nostri elettori ci chiedono infatti un profondo rinnovamento, e ci chiedono di agire con coraggio per affrontare le sfide di un Paese moderno. Ce lo hanno detto chiaramente con le elezioni politiche del febbraio 2013, dove una vittoria annunciata si è invece trasformata in un pareggio doloroso, che ha determinato la formazione di un governo insieme al nostro avversario di sempre. Malgrado le capacità del Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ed una compagine governativa credibile, i bisogni del Paese sembrano insormontabili per una maggioranza politica-parlamentare fragile e composta da formazioni politiche alternative. Per questo riteniamo che il congresso che ha preso avvio con la discussa Assemblea Nazionale del 20-21 Settembre 2013 apra una fase fondamentale per la vita di questo partito. Se il PD tornerà ad esprimere la propria vocazione maggioritaria, e dunque acquisirà tratti di apertura e contendibilità certi, esso potrà rappresentare lo strumento per cambiare un Paese da troppo tempo arenato sui propri limiti. Se il PD rimarrà schiacciato dal peso delle diatribe interne, asfittiche perché limitate ad una lotta tra correnti diverse, esso rivestirà un ruolo inevitabilmente marginale perché finalizzato soltanto alla propria conservazione. Anche di fronte al mancato voto sulle modifiche statutarie, l’Assemblea del 20-21 Settembre non è stata un’occasione persa. Infatti non sapremo mai se la significativa assenza di membri dell’assemblea (erano presenti pochi membri in più rispetto alla maggioranza assoluta richiesta), fosse dovuta alle divergenze politiche emerse nel dibattito, o più semplicemente ad una serie di concause episodiche. Tuttavia sappiamo che un organismo di quasi mille membri, eletto ormai quattro anni fa, ha sicuramente al suo interno rappresentanti che si sono allontanati da questa esperienza per stanchezza, per disaffezione o più semplicemente per motivi personali. E’ la stessa stanchezza che caratterizza il Partito nel territorio; se esistono legittime ambizioni alle cariche nazionali e regionali, si fa una fatica enorme a trovare persone disposte a fare il segretario di circolo o di una piccola unione comunale, e si continua a fare affidamento sempre sugli stessi che, dal 2009, o magari fin dal 2007, tengono in piedi il Partito nel territorio, rubando spazio e tempo alla propria vita personale.

Come chiaramente emerso dagli interventi dei candidati alla segreteria, visioni diverse del rapporto tra partito e società si confronteranno. Questa è l’occasione che ci è data per iniziare una discussione su come intendiamo rifondare il partito e rinnovare gli organismi a livello locale, nazionale e infine regionale. Questa è anche l’occasione per ripartire con entusiasmo verso un mare aperto, dove saremo noi, con le nostra capacità ed i nostri limiti, a disegnare i contorni di un nuovo partito di massa, che sia in grado di rappresentare i bisogni di oggi. Guardiamo con attenzione all mondo di chi studia, di chi lavora, e dei tanti, troppi anche nella nostra terra, per i quali il lavoro oggi è un obiettivo difficile da raggiungere, talvolta impossibile. Un partito solidale, capace di rappresentare generazioni diverse è un partito che pone in relazione i giovani e gli anziani, perché non c’è alcuna ragione nel contrapporre le necessità dei primi con i diritti dei secondi. Per questo è necessario costruire un partito che finalmente si faccia carico di chi non ha tutele e non gode di rendite di posizione. Era il Partito Democratico che avevamo in mente quando lo abbiamo fondato; quel partito che forse si è perso per strada, ma che adesso ha la grande occasione di riprendere il proprio cammino.
Luigi Dallai

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