Il centrosinistra al governo delle citta’

Dic 10, 15 Il centrosinistra al governo delle citta’

La lettera di Doria, Pisapia e Zedda, rispettivamente sindaci di Genova, Milano e Cagliari, pubblicata oggi su La Repubblica merita di essere accolta come un prezioso stimolo a guardare oltre la situazione politica immediata, molto concentrata sulla definizione delle candidature in vista delle prossime elezioni amministrative di primavera.
Poiché questa chiamata arriva da sindaci che hanno interpretato, sia con la vittoria alle primarie, sia nelle elezioni vere e proprie, la voglia di discontinuità rispetto alla classe dirigente locale, essa merita attenzione ed alcune considerazioni.
La prima è quella di non limitarsi al leggere il messaggio dei tre come un semplice appello ad una rinnovata alleanza tra Pd e Sel. C’è questa richiesta; insieme c’è il riconoscimento che maggioranze parlamentari alternative a quella attuale non siano possibili; c’è soprattutto il riferimento ideale del centrosinistra che trascende dal recinto stretto dei partiti (i valori della Costituzione, della democrazia, dell’europeismo, della solidarietà, dell’integrazione e dell’innovazione), e individua le coalizioni che governano i grandi centri come i piccoli comuni.
Questo porta ad una seconda considerazione: dal 1993 il sistema elettorale prevede il sindaco eletto direttamente dai cittadini. Con questo sistema abbiamo potuto osservare l’affermazione di una nuova generazione di amministratori. I sindaci arrivano spesso al governo delle città guidando liste civiche di sinistra o di centrosinistra, e raramente sono alla guida coalizioni formate dai partiti di centro. Negli anni più bui della crisi dei partiti tradizionali, il centrosinistra è capace di rivolgersi alla società attraverso figure che riescono ad esprimere proposte credibili e vincenti. Questo ha consentito alle forze progressiste, nelle diverse articolazioni, di rappresentare un’alternativa di governo riconoscibile nei territori ed in grado di battere Berlusconi ed il centro-destra.
La terza considerazione ci porta ad oggi, un momento nel quale l’amministrazione dei comuni diventa ancora più rilevante per la tenuta del sistema democratico: la trasformazione delle province in enti di secondo livello ha reso i sindaci le sole figure vicine ai cittadini direttamente elette. Le città non sono più semplicemente un laboratorio per la formazione della classe dirigente nazionale e regionale, ma anche un avamposto delle istituzioni nei confronti dell’antipolitica.
Che cosa dovremmo aspettarci dunque dai prossimi mesi? Un confronto serio in ciascuno dei comuni al voto che dia più rilevanza ai progetti per il futuro della città di quanta ne viene data per la scelta delle persone. Le forze politiche nascono e si organizzano per portare avanti le politiche pubbliche e per farlo lavorano affinché nelle competizioni elettorali siano elette persone che cercheranno di portare avanti queste scelte. Non sarà dunque solo la comune storia recente, che ha fatto camminare il Pd con il centrosinistra al governo di molte città, ma la visione amministrativa a rappresentare il terreno di confronto per la creazione delle coalizioni politiche che si candideranno a governare i comuni al voto la prossima primavera.
Io credo che una comunanza di visione esista, e che sia diversa da quella che esprime oggi la maggioranza parlamentare. Una visione che consentirà, caso per caso, e a partire da un PD rigenerato e riconoscibile, di creare un nucleo capace di dialogare con le realtà civiche organizzate e di vincere come il centrosinistra ha fatto in moltissimi comuni negli ultimi vent’anni.

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