I segnali da cui ripartire

Lug 24, 13 I segnali da cui ripartire

Semplificazione dei ragionamenti politici. Ne siamo sempre più affetti ed è una delle ragioni dello smarrimento della direzione politica. Siamo abituati a pensare che esista una ricetta semplice che possa risolvere i problemi che abbiamo di fronte. Fare politica, però, significa confrontarsi con la realtà quotidiana, cercare compromessi e percorsi condivisi, piuttosto che cercare una pillola universale. Un confronto che deve essere affrontato con umiltà da parte della classe dirigente, perché solo così si possono veramente capire i problemi e le esigenze di chi ci troviamo di fronte.

Un senso di umiltà che deve essere mantenuto anche a Siena, per continuare a rapportarsi con i problemi e le esigenze dei senesi, all’indomani di un periodo burrascoso di cui la città ancora risente. Siena ha il diritto e il dovere di progettare un futuro fatto di crescita e benessere, anche se fondato su premesse diverse rispetto al passato. Per molti mesi ci siamo imposti di credere che tutto fosse perso e che non esistevano vie di uscita a un declino ineluttabile. Ci sono i difensori del passato solenne, ci sono coloro che, nella legittima ricerca delle responsabilità degli errori passati, pensano che non può esistere un presente.

Prendo come esempio due segnali che tutti dovremmo cogliere distinguendoli dal rumore di fondo. Il primo è il risultato dell’indagine Censis che ha assegnato all’Università di Siena la prima posizione nella categoria dei medi atenei, classifica costruita su numerosi indicatori: servizi, borse e contributi, strutture, web e internazionalizzazione. Il risultato ci mostra quanto siano importanti le sinergie tra le singole istituzioni e il territorio. Una notizia che segue di qualche giorno il giudizio dell’Anvur, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, che vede Siena al primo posto per la qualità della ricerca in rapporto alle dimensioni degli atenei. La collaborazione degli enti locali e il contributo del diritto allo studio hanno concorso al successo del nostro ateneo che, pur gravato da una difficile situazione di bilancio, dà nuovo lustro alla città.

La recente candidatura di Pisa a Capitale Europea della Cultura ha sollevato più di una preoccupazione, tuttavia Siena si presenta all’appuntamento di settembre dove dovrà presentare il proprio dossier di candidatura con due anni di lavori di progettazione alle spalle. Lo farà con una miriade di incontri pubblici già svolti, una serie di seminari che hanno portato a Siena ospiti internazionali, una presenza sul territorio comunale e provinciale che negli ultimi mesi ha raccontato ai cittadini gli aspetti principali di questo progetto. Tutto questo è stato possibile con risorse limitatissime rispetto al passato, e per di più con le difficoltà dovute all’assenza di un’amministrazione comunale democraticamente eletta.

I segnali ci sono, e non sono certamente deboli, per saperli cogliere occorre il coraggio di immaginare uno sviluppo diverso e l’umiltà di confrontarsi con i problemi, lavorando a ogni livello istituzionale: comunale, provinciale, regionale e nazionale. Con il presupposto che nessun soggetto presente nella nostra provincia è un’isola rispetto al territorio. Vale per la ricerca, per il settore bancario e per la cultura. Dobbiamo pretendere, i cittadini devono pretendere, che chi li rappresenta a ogni livello lavori nella medesima direzione perché il bene di un territorio e di una città sono infinitamente più importanti del ruolo che ognuno di noi ricopre pro tempore.

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