I rischi di un’Europa divisa

Gen 21, 16 I rischi di un’Europa divisa

Elementi critici in ambito europeo, quali l’instabilità del sistema bancario e la questione dei rifugiati, sono questioni sovranazionali che tuttavia scuotono le realtà politiche, economiche e sociali dei territori più interessati. I toni accesi usati dagli esponenti del Governo italiano possono apparire singolari, ma i contenuti denotano richieste a favore dell’integrazione europea piuttosto che rivendicazioni nazionali.
Esiste infatti un’insoddisfazione diffusa rispetto alla leadership europea, e questa non può essere spiegata semplicemente come una sofferenza italiana. La domanda di fondo è se le norme comunitarie siano applicate in modo coerente, e se le scelte fatte finora siano in grado di rendere l’Unione europea e la zona euro più forti.
Dobbiamo capire se le obiezioni rispetto alla creazione di un sistema europeo di tutela dei depositi, vitale per sostenere la fiducia sull’unione bancaria della zona euro, oppure sulle iniziative per completare il mercato unico nel settore dei servizi, non ricalchino gli errori fatti nel 2014 quando la crisi nel Mediterraneo veniva considerata come un problema solo italiano e greco.
Il Governo italiano sta lavorando per ottenere l’approvazione di una forma di “bad bank” per contribuire ad accelerare le cessioni dei crediti deteriorati, un tentativo che va avanti dal febbraio dello scorso anno; pensare che il problema riguardi solo il sistema bancario del nostro Paese può essere comodo nel breve termine ma anche molto pericoloso per i Paesi partner.
L’altra questione aperta sul tavolo è quella dei migranti e dei rifugiati. Le tensioni nei rapporti tra il nostro Paese e la Commissione europea e le dichiarazioni che si sono susseguite possono essere interpretate osservando ciò che sta accadendo in Germania, la più grande economia del continente. La Cancelliera Merkel ha ricevuto lunedì una lettera firmata da 44 parlamentari conservatori che chiedono di invertire in maniera radicale la linea tenuta finora sulla questione dei profughi. Eppure la decisione della Merkel di offrire asilo al maggior numero possibile di rifugiati provenienti dalla Siria, cercando una soluzione europea alla crisi siriana, resta a mio parere, corretta. In Germania ci sono tensioni politiche interne: la critica montante alla linea del Governo da parte degli alleati bavaresi della CSU, i sondaggi che vedono le formazioni di estrema destra in crescita. Ma c’è anche un dato oggettivo: il piano europeo sui rifugiati non sta funzionando. Lo scorso autunno era stato raggiunto un accordo che prevedeva che i rifugiati che arrivano in Europa dal mare fossero registrati in Grecia e in Italia, per poi essere distribuiti in quote fisse tra gli altri Stati membri dell’UE. Allo stesso tempo si dovevano limitare gli accessi dal Mediterraneo con l’aiuto dell’Agenzia europea di controllo delle frontiere Frontex. Questo piano ha fallito.
Torniamo alle istituzioni europee. Martedì il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, parlando al Parlamento europeo ha detto che i governi dell’UE non sono riusciti a mantenere gli impegni per frenare il flusso di rifugiati e migranti, l’accordo con la Turchia, per mantenere più persone in quel paese in cambio di finanziamenti, è ancora lontano a dare i suoi frutti. L’Europa ha poco tempo per affrontare le proprie divisioni, il rischio, se non saranno prese decisioni al prossimo Consiglio di fine marzo, è il crollo della zona Schengen. Non mi pare un rischio da poco, al di là dei costi economici di una ricostruzione delle frontiere, viene da chiedersi che senso abbia un mercato ed una moneta unica senza la libera circolazione delle persone e senza l’impegno a costituire politiche economiche e fiscali condivise.

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