History Made

Giu 08, 16 History Made

Comincia con un tweet, la seconda fase della campagna elettorale USA. Hilary Clinton sul suo profilo twitter aggiunge la frase “la storia è fatta” ed un messaggio che accompagna l’immagine della candidata con una bambina:

“Per ogni bambina che sogna in grande: Sì, puoi essere tutto quello che vuoi, anche presidente. Questa notte è per te”.
La Clinton ha ripreso argomenti del discorso con cui, otto anni fa, aveva riconosciuto la vittoria alle primarie a Barack Obama, e va a cominciare un percorso complicato per gli Stati Uniti e per il mondo intero. Donald Trump, che pure ha trovato il tempo per smentire un incontro con Salvini, é un candidato pericoloso, con una piattaforma fondata su una serie di proposte demagogiche, lontanissime da quelle che hanno caratterizzato il partito repubblicano fino ad oggi e la politica USA in generale. In politica fiscale, immigrazione, commercio internazionale, politica estera ha parlato in termini generici, senza spiegare come riuscire a dare corso ai proclami roboanti che ha pronunciato. Ma ha fatto breccia in un elettorato che vuole sentire parole forti, anche se pericolose.
Nel campo democratico, pur in una permanente polemica tra i due candidati, iniziano forse ad intravedersi alcuni segnali (ad esempio le recenti dichiarazioni di Sanders) che fanno intendere una qualche convergenza, almeno negli attacchi contro Trump: “il popolo americano non potrà mai sostenere un candidato il cui tema principale è il pregiudizio”. La necessità è quella di sconfiggere Trump, è il punto su cui (ri)costruire un nuovo messaggio di unità democratica: “La nostra campagna fin dal primo giorno ha messo alcuni punti molto semplici e che prima di tutto noi non permetteremo repubblicani di destra di controllare il governo”. Pur inevitabile, sappiamo per esperienza che coalizzarsi contro un avversario comune può risultare perdente senza parole d’ordine nuove ed orizzonti chiari a cui legare le prospettive per il mandato presidenziale. Giovedì Obama e Sanders si incontreranno alla Casa Bianca, e vedremo se giungerà l’endorsement della Casa Bianca per Hillary Clinton tanto atteso, e ancora non ufficialmente arrivato. Ogni giorno di ritardo danneggerà la Clinton, ma anche lo stesso Sanders, che pure vittorie morali ne ha ottenute. La piattaforma del Partito Democratico si è decisamente spostata ed ha accolto alcune delle questioni sollevate dalla campagna di Sanders: dalla fine delle differenze nella retribuzione tra uomini e donne, all’espansione della riforma sanitaria di Obama, all’aumento del salario minimo al livello federale agli aiuti finanziari per gli studi universitari.
Credo che quanto è accaduto nelle primarie americane negli ultimi mesi meriti di essere preso seriamente in considerazione anche nel nostro continente e nel nostro Paese. Un sistema politico con storia e regole del gioco profondamente diverse dalle nostre, è finito per diventare molto simile al nostro, con candidati considerati fuori dall’establishment capaci di mobilitare un consenso fortissimo, e di ricostruire su alcuni temi chiave quello che un tempo avemmo definito un “blocco sociale”. Una fetta consistente del consenso di Sanders è costituito dalla “middle class” attratta da un messaggio della ridistribuzione della ricchezza fondata sulle politiche fiscali e sulla solidarietà tra le classi povere e medie. Il consenso di Trump interessa fette della popolazione simili, ma più caratterizzate dal segmento povero e meno istruito dei lavoratori bianchi. Un elettorato che, come in Francia con il Fronte nazionale o da noi con la Lega, vede l’immigrazione come una minaccia, in una situazione economica già difficile.
Se il movimento di Sanders saprà raccogliere i frutti seminati in questi mesi, sarà capace di orientare le politiche pubbliche degli Sati Uniti, e dar vita ad un gruppo dirigente che possa cambiare la composizione del congresso di qui alle prossime mid term election.
Esistono argomenti capaci di coinvolgere chi finora si è sentito escluso dai processi politici, idee in grado di unire ampie parti della popolazione, leader capaci di raccogliere le istanze dei cittadini e trasformarle in proposte credibili e capaci di raccogliere ampio consenso. Funziona, quando si evitano i ragionamenti esclusivamente politicisti, rivolti al passato, costruiti sulle singole personalità e sulle battaglie di posizione invece che sui bisogni effettivi delle persone. Funziona ed è di sinistra, al di lá e al di qua dell’Oceano Atlantico.

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