Fusione dei comuni: la chiave è il ruolo dei municipi

Apr 09, 16 Fusione dei comuni: la chiave è il ruolo dei municipi

Tutelare l’identità e il ruolo dei municipi. La sfida che abbiamo di fronte è complessa: riuscire a ‘tenere insieme’ la necessità di salvaguardare identità e ruolo dei municipi, con quella di unire le forze per dar vita ai modelli amministrativi migliori. Sulla base di questa premessa dovrà essere valutato, caso per caso, ogni possibile modello di riorganizzazione: dalla fusione, laddove ci sia un’omogeneità di area, alla ridefinizione dei confini. La Toscana, dopo l’approvazione della legge Delrio, è stata la prima ad adottare una legge regionale di riorganizzazione delle funzioni regionali e locali. Gli stati europei stanno provando da tempo a riorganizzare gli enti locali, cercando le soluzioni migliori. In Francia, per esempio, le municipalità continuano ad esistere e ad essere elette dai cittadini, unendosi in corpi inter municipali, che però hanno funzioni e risorse finanziarie proprie, a differenza di quanto avviene da noi. Ai cittadini e agli amministratori preoccupati dalla possibilità di veder compromessa identità e sovranità dei propri territori, inoltre, è opportuno ricordare che proprio la legge Delrio consente di istituire municipi nei comuni frutto di fusione e prevede, comunque, forme di collegamento tra il nuovo comune e le comunità originarie. L’identità passa anche dal mantenimento della denominazione storica di ogni singolo comune, un aspetto che ha risvolti di carattere economico. Questi principi dovrebbero essere chiariti meglio nella normativa regionale.

L’altro tema importante è il ruolo dei consigli comunali nel percorso di riorganizzazione. Un ruolo che dovrà essere centrale nella valutazione dei percorsi di fusione su cui i cittadini si esprimeranno attraverso i referendum. In questo modo sarà valorizzato lo sforzo normativo della Regione che, nei criteri di interpretazione degli esiti referendari, si sforza di dare legittimità, anche numerica, alle scelte sulle fusioni.

La riorganizzazione degli enti locali deve fondarsi sul miglioramento della capacità degli amministratori di rispondere alle attese dei cittadini. La questione del risparmio dei costi di rappresentanza è un falso problema. Anzi, paradossalmente, sarebbe opportuno, con grande trasparenza, rendere i livelli di retribuzione delle cariche amministrative conformi all’impegno e alle responsabilità richieste. Nella sfida per abbattere i costi della politica, occorre lavorare per ridurre le spese delle amministrazioni centrali e regionali a vantaggio di chi opera a contatto con i cittadini.

Se ognuno di noi svolgerà il proprio ruolo con rispetto per le posizioni altrui, riusciremo ad utilizzare le risorse economiche messe a disposizione da Governo e Regione e le potenzialità dei nostri comuni per rendere più forti i nostri territori e per offrire maggiori possibilità ai nostri cittadini.

1 Commento

  1. giorgio /

    vorrei che i Sindaci dei piccoli Comuni, omogenei per caratteristiche territoriali, sociali e di radici storiche, facessero esprimere i propri amministrati con un referendum, dopo averli informati “correttamente” sui pro ed i contro (che personalmente non vedo) del processo di FUSIONE. Sono invece contrario alla UNIONE dei Comuni, che potrebbe/dovrebbe unire Territori anche disomogenei per raggiungere il quorum minimo di 10.000 residenti e perché verrebbe a formarsi un nuovo Ente sovracomunale attraverso il quale dovrebbero passare le approvazioni delle scelte e decisioni dei Comuni che ne farebbero parte; sostanzialmente un altro “carrozzone”.

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