Formazione per il lavoro: licei, istituti tecnici, ITS

Giu 19, 17 Formazione per il lavoro: licei, istituti tecnici, ITS

Saranno di più i ragazzi che, dopo secondaria di primo grado, inizieranno un liceo il prossimo settembre. Le cifre indicative, rese note già lo scorso febbraio dopo la chiusura delle iscrizioni on line, indicano che gli indirizzi liceali sono stati scelti dal 54,6% delle ragazze e dei ragazzi. Il 30,3% ha optato invece per un Istituto tecnico e Il 15,1% per un Istituto professionale.
E’ un trend che va avanti da tempo, tanto che negli ultimi vent’anni gli istituti tecnici hanno perso 160 mila iscritti, mentre i licei ne hanno guadagnati quasi 200 mila, con una variazione proporzionale impressionante: nel 1990 gli allievi degli istituti tecnici erano il 44%, quelli dei licei il 30%.
Sono dati che si prestano a letture diverse, da una parte la riforma del ciclo universitario ha incoraggiato le immatricolazioni negli anni ’90 e quindi reso i licei più interessanti in vista del percorso post-diploma. Università che però hanno successivamente visto calare in maniera significativa i propri iscritti, e che hanno visto un ritorno alla crescita delle immatricolazioni solo quest’anno, ne ho parlato qui.
Resta dunque il dato contraddittorio, di un Paese che continua ad avere un numero di laureati molto più basso rispetto agli altri stati europei e che, da seconda potenza manifatturiera del continente, non riesce a ricoprire quei profili tecnici di cui l’industria ha bisogno: 60mila ogni anno secondo i dati di Confindustria.
Esiste certamente una pesante eredità negativa che vede gli istituti professionali come scuole di “serie B”, ma manca quell’identità professionalizzante che queste scuole in molti casi hanno avuto in passato rispetto al mondo del lavoro.
Da qui ripartire per ripristinare il legame con imprese e territori che è fondamentale per caratterizzare questo tipo di scuole, migliorando anche l’orientamento pre –scolastico, magari anche attraverso una struttura interdipartimentale dedicata alle scuole tecniche e professionali, presente in molti paesi.

Infine occorre investire nei percorsi post diploma non universitari, che esistono in molti paesi europei ma che in Italia stentano a decollare. Gli ITS, realizzati secondo il modello organizzativo della Fondazione di partecipazione in collaborazione con imprese, università/centri di ricerca, enti locali e sistema scolastico, dove esistono funzionano: secondo i dati del MIUR l’indice di occupazione dei diplomati ITS ad un anno dal diploma è dell’81%. In Toscana gli ITS sono sette, qui nel nostro territorio due: l’istituto “Nuove tecnologie per la Vita”, a Siena e quello “Tecnologia ed efficienza energetica”, a Colle di Val d’Elsa. Entrambi offrono corsi a 20 studenti in possesso del diploma di scuola secondaria in grado di offrire con competenze tecniche e operative per rispondere alle reali esigenze di professionalità richieste dalle imprese.

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