I fiori bianchi nel Rio de la Plata

Mag 09, 17 I fiori bianchi nel Rio de la Plata

Sono passati quarant’anni dal 30 aprile 1977. Quel giorno, quattordici donne e madri, si radunarono in Plaza de Majo, a Buenos Aires, per chiedere del destino dei propri figli. Per la prima volta si apriva uno squarcio di dissenso pacifico contro la “Guerra Sucia”, la guerra sporca, un programma di repressione ed eliminazione sistematica degli oppositori politici portato avanti dalla dittatura militare in Argentina tra il 1976, anno del colpo di Stato delle forze armate ed il ritorno alla democrazia nel 1983.
Sono oltre 30 mila le persone scomparse in quegli anni, sequestrate da un apparato clandestino sostenuto dal governo, che aveva il compito di eliminare “tutte le persone che si fosse ritenuto necessario”. Per molti dei desaparecidos amici e familiari hanno potuto ottenere solo una dichiarazione di morte presunta. Una ferita ancora vivissima, anche per i figli di desaparecidos, dati in adozione a esponenti del regime. Tra i 30 mila anche Azucena Villaflor De Vincenti, una delle quattordici madri scese in piazza nel 1977 per chiedere informazioni sul figlio Néstor e poi annientata dei meccanismi feroci della dittatura fascista.
“La forza della verità non si ferma” ha detto ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando un gruppo di madri al Parco della Memoria a Buenos Aires, dove un monumento ricorda le migliaia di vittime delle giunte militari argentine.
Quei fiori bianchi che Mattarella ha gettato nel Rio de la Plata, il fiume che ha inghiottito migliaia di oppositori del regime, non sono un gesto simbolico, ma l’espressione di solidarietà del nostro Paese a “madres e abuelas”, madri e nonne delle vittime. Sono l’invito ad un Paese a noi molto vicino, sono infatti 20 milioni gli italo-argentini, a continuare gli sforzi per ristabilire la verità sulla sorte delle migliaia di innocenti eliminati dal regime e per portare di fronte alla giustizia tutti i responsabili delle atrocità compiute in quegli anni, proprio nei giorni in cui una sentenza della Corte suprema Argentina prevede di alleggerire la pena per le decine e decine di militari colpevoli di aver violato i diritti umani.

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