Il filo della libertà

Ago 16, 17 Il filo della libertà

“Chi sentiva il bisogno di libertà e questa libertà non ce l’aveva, era come se gli mancasse l’aria per respirare”.

Oggi ci ha lasciato Vittorio Meoni, figura chiave della resistenza e della vita democratica della nostra provincia.
Non c’era Vittorio, alle ultime celebrazioni per l’anniversario dell’Eccidio di Montemaggio, ma era come se fosse presente e in tanti abbiamo ricordato la sua figura sul prato della Porcareccia. Pur nell’età avanzata non si è mai sottratto al confronto e all’impegno nel raccontare la propria esperienza di vita che si è intrecciata con i passaggi vitali della costruzione della democrazia nel nostro Paese.
Fu nel Montemaggio che Vittorio fu catturato insieme ai compagni dai militi fascisti, e successivamente trasportato insieme agli altri prigionieri verso il prato della Porcareccia verso una sentenza certa di morte. Vittorio fu il solo a riuscire a mettersi in salvo, dandosi alla fuga, pur ferito dai colpi di mitragliatrice. Ma il suo impegno era cominciato ben prima, da studente alla Facoltà di Scienze Politiche di Firenze, dove le sue idee antifasciste gli erano già costate due mesi di carcere delle “Murate” e le torture della famigerata Banda Carità. Ed il suo impegno sarebbe proseguito, nel dopoguerra, da dirigente del PCI senza mai interrompersi fino ai giorni nostri, nell’Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea, e nell’Anpi provinciale di Siena.
“Alla macchia, sempre – Dialoghi su una vita tra fascismo e democrazia” è il titolo di un volume uscito lo scorso anno, nel 2012 era uscito “La libertà è come l’aria – Racconto di una militanza antifascista”. I libri, le interviste, l’impegno civico. Vittorio non si è mai negato ad una presentazione pubblica, ad un incontro, ad un confronto con i più giovani. Mai in maniera retorica, ma con la convinzione che la sua testimonianza potesse essere utile a costruire uno spirito critico e la passione per l’impegno politico per le giovani generazioni.
Lo scorso marzo, non potendo partecipare alla presentazione del libro “Alla macchia, sempre” invitato dalle Scuole Secondarie di Colle di Val d’Elsa, aveva scritto una lettera toccante agli studenti. Ne riporto un brano, che credo che rappresenti quanto fino all’ultimo Vittorio avesse chiaro il rischio che i nuovi e vecchi populismi stanno ponendo ai sistemi democratici.

“Oggi è diventato uno sport nazionale vituperare la politica e i politici. Non siate acquiescenti a questo andazzo; impariamo dai padri fondatori della democrazia che la politica è l’attività più nobile dell’uomo; se la viviamo come impegno per la realizzazione di ideali in cui crediamo fermamente, la vita sarà ricca e piena come lo è stata la mia.”

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