Fare la differenza

Apr 30, 15 Fare la differenza

Nelle discussioni di queste ore intorno al voto sull’Italicum sta emergendo un dibattito che trascende la materia elettorale e che tocca invece temi più remoti come l’organizzazione della vita interna ai partiti, i processi decisionali, la convivenza (politica) all’interno delle comunità organizzate, i rapporti tra maggioranza e minoranza. Ho fatto parte dell’assemblea nazionale del Pd dal 2009 al 2013, come delegato di una minoranza congressuale nata innanzitutto per portare al centro dell’agenda politica e dell’azione del Pd alcuni temi emergenti nella società: i diritti civili, la riforma del mercato del lavoro (per fare alcuni esempi).

Non trovo giusta la ricostruzione che leggo qua e là e che descrive la vita interna del nostro partito come completamente ribaltata dove, per una strana legge del contrappasso, alcuni dirigenti che hanno guidato il Pd si troverebbero oggi ad essere la minoranza incapace di far avanzare le proprie istanze, schiacciati da una maggioranza poco democratica.

L’impressione che ho avuto io, negli anni in cui ho fatto parte dell’Assemblea nazionale è che il Pd ha vissuto di occasioni sprecate; un’intuizione politica coraggiosa che voleva mettere finalmente insieme culture ed elaborazioni diverse, ma che si ritrovava immancabilmente incapace di decidere.

Mi pare utile in questa occasione ricordare un aneddoto: l’Assemblea Nazionale all’EUR nel luglio 2012 quando si preferì, piuttosto che discutere e magari dividersi, non affrontare una discussione preziosa sulle unioni civili e sulla selezione della classe dirigente fino ad impedire la presentazione dei relativi ordini del giorno. Quella era la rappresentazione plastica del Pd, sempre vicino a scrivere un pezzettino di storia assumendo posizioni innovative per l’Italia, senza riuscirci per l’incapacità di una classe dirigente sostanzialmente logora di interpretare le aspettative di un partito e di una società in movimento.

Oggi che quel 2012 sembra molto più lontano di quanto lo sia in realtà, siamo vicini ad approvare una riforma elettorale che, per chi avrà la pazienza di riprendersi i documenti passati, riprende una larga parte delle proposte che il Pd ha avanzato negli anni, senza però trasformarle in legge. E qui sta la differenza.

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