Due popoli, due stati

Feb 27, 15 Due popoli, due stati

Abbiamo approvato la mozione Speranza, Locatelli, Marazziti che impegna il Governo a promuovere il riconoscimento della Palestina come stato democratico entro i confini del 1967, con Gerusalemme quale capitale condivisa.

Ho scelto di riportare alcuni pezzi veramente belli e significativi dalle riflessioni di Amos Oz, tratti da un testo che avevo letto a suo tempo, “Contro il fanatismo” .

…“Quando vivevo sotto mandato britannico ero molto giovane, e le prime parole in inglese che ho imparato a pronunciare da piccolo, prima di studiarlo a scuola, a parte yes e no, sono state “British, go home!”, che noi marmocchi gerosolimitani gridavamo gettando sassi contro le pattuglie inglesi a Gerusalemme nella nostra “intifada” del 1945, 46, e 19467. Come non far maturare un senso di relatività, un senso della prospettiva e anche una triste ironia sul fatto che gli occupati possono diventare occupanti, gli oppressi oppressori, le vittime di ieri aggressori? Con quanta facilità i ruoli si ribaltano.

… Prima del 1948 nel settore occidentale di Gerusalemme si trovavano molti quartieri arabi. Poi vennero l’assedio, gli attacchi, il bombardamento della Gerusalemme ebraica da parte dell’esercito giordano e di quello egiziano, e l’artiglieria e i raid aerei e poi, quando tutto ciò finì, non c’erano più arabi nelle zone ebraiche. Per me in quanto gerosolimitano, a parte il fatto che ho un’idea molto precisa di chi additare per quanto accadde nel 1948 –ritengo responsabili principalmente i governi arabi- non è questo il punto. Il punto è la tragedia. Che siano da accusare le dirigenze arabe, o i sionisti, o entrambi, resta il fatto che nel 1948 centinaia di migliaia di palestinesi persero le loro case. So bene che nello stesso anno , durante la stessa guerra, quasi un milione i ebrei orientali dei paesi arabi persero anche loro la casa e molti di loro vennero cacciati via e arrivarono in Israele, e un buon numero di loro finì in quelle stesse case che erano appartenute agli arabi palestinesi…la questione rimane aperta, e con dolore. In veste di narratore di romanziere, non posso fare a meno di vedere che non è una storia nero su bianco. Niente buoni da una parte e cattivi dall’altra, Non è un film western e nemmeno un western capovolto. Benchè qui in Europa molto spesso , davvero molto spesso, incontro persone impazienti, sempre ansiose di sapere per ogni storia, per ogni scontro, chi siano i“ buoni” e chi “i cattivi”, chi va appoggiato e chi va preso di mira con la protesta….E invece la mia percezione, la mia esperienza formativa, mi dicono che nel conflitto fra ebrei israeliani e arabi palestinesi non ci sono “buoni” e “cattivi”. C’è una tragedia: il contrasto tra un diritto e l’altro.

…Allora sono equipaggiato un po’ meglio degli altri per capire , con il mio punto di vista ebraico-israeliano, come ci si sente ad essere un palestinese sradicato, come ci si sente ad essere un arabo palestinese cui degli “alieni di una ltro pianeta” hanno portato via la terra natale. E come ci si sente ad essere coloni israeliani in Cisgiordania… Insieme ad altri dodici (circa) israeliani, quasi tutti romanzieri e poeti, già nel 1967, eravamo in pochissimi, molto prima che fosse fondato il movimento PaceAdesso, qualche settimana dopo la spettacolare vittoria militare d’Israele nella Guerra dei Sei Giorni, iniziammo a propugnare una soluzione binazionale, una Palestina accanto a Israele…ma se ripenso quel periodo , so che la mia posizione di allora non era il frutto di uno straordinario intuito storico e nemmeno di una particolare dimestichezza con le ragioni degli arabi o l’ideologia palestinese. Era forse la mia abitudine a mettermi nei panni degli altri….

Nel mio mondo la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte… I Palestinesi sono in Palestina perché la Palestina è la patria, l’unica patria del popolo palestinese…Gli Ebrei israeliani sono in Israele perché non esiste altro paese al mondo che gli Ebrei, in quanto popolo, in quanto nazione, abbiano mai potuto chiamare “casa”. I Palestinesi hanno loro malgrado cercato d vivere in altri paesi arabi. Sono stati respinti, talvolta persino umiliati e perseguitati dalla cosiddetta “famiglia araba”. Nel modo più doloroso sono diventati consapevoli della loro “palestinesità”: sono stati malvoluti come libanesi,siriani, egiziani, iracheni. Hanno imparato brutalmente che sono palestinesi e che questo è l’unico paese su cui possono contare. Stranamente il popolo ebraico è come se avesse un’esperienza parallela a quella del popolo palestinese. Gli Ebrei sono stati espulsi dall’Europa.

(Niente….) potrà mai cancellare la tragedia di due popoli che rivendicano, ritengo con ragione, lo stesso piccolo paese come loro unica patria …ciò di ci abbiamo bisogno è un doloroso compromesso. Compromesso, non capitolazione. Compromesso significa che il popolo palestinese non debba mai mettesi in ginocchio, e nemmeno debba farlo il popolo ebraico-israeliano. Ho lavorato molti anni per il movimento Pace Adesso….Non siamo dell’avviso che se Israele si ritirasse dai territori occupati , tuto sarebbe risolto nello spazio di una notte. E nemmeno riteniamo che Israele sia il cattivo, men che meno l’unico cattivo in questa storia. Siamo per la pace ma non necessariamente pro palestinesi. Siamo molto critici verso al leadership palestinese .

Se qualcosa mi aspetto è un divorzio equo fra Israele e Palestina. ..nessuno farà i bagagli….E dato che l’alloggio è molto angusto..si dovrà decidere chi prende la camera A e chi la B….piuttosto scomodo, ma meglio così che quella specie di inferno in cui tutti vivono ora in questo beneamato paese. E chissà che alla fine , dopo aver portato avanti questo doloroso, equo divorzio, creando due stati, divisi grosso modo sulla base di realtà demografiche (….mi permetto di dire che le linee essenziali potrebbero essere simili a quelle precedenti al 1967, con alcune modifiche approvate da entrambe e parti e accordi speciali per quel che riguarda i luoghi santi di Gerusalemme) verrà il tempo del caffè insieme. Verrà il tempo di un mercato comune mediorientale. Magari una moneta mediorientale.

Il primo passo dovrà essere una cruciale soluzione binazionale. Israele deve ritirarsi e tornare a quella che era la iniziale proposizione del 1948 e prima ancora, sin dall’inizio riconoscimento per riconoscimento, stato per stato, indipendenza per indipendenza, rispetto per rispetto. La leadership palestinese dal canto suo deve rivolgersi al suo popolo e dire una volta per tutte, forte e chiaro, una frase che non è ancora mai riuscita a pronunciare, e cioè che Israele non è un incidente della storia, che Israele non è un intruso, che Israele è la patria degli ebrei israeliani….

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