Dobbiamo investire nel percorso scuola lavoro. Siena può essere un modello

Mar 12, 16 Dobbiamo investire nel percorso scuola lavoro. Siena può essere un modello

Dal Corriere di Siena del 12 marzo 2016. Scuola e università sono i luoghi principali di formazione, ma momenti di apprendimento possono essere costruiti anche con l’alternanza scuola lavoro. Dobbiamo sviluppare meglio i percorsi post diploma professionalizzanti, come esistono in altri paesi europei, per chi non sceglie l’università o la interrompe, e soprattutto mettere in campo programmi pre laurea e post laurea rendendo il percorso universitario come una tappa di un percorso formativo continuo. Attraverso il dialogo con i docenti, anche quando questo è caratterizzato da posizioni molto diverse, noi vogliamo potenziare l’offerta formativa. Insieme a questa, valorizzare l’apprendistato per l’acquisizione di un diploma di istruzione secondaria superiore. Sono questi due impegni concreti messi in campo dal Governo e dal Parlamento per portare avanti un progetto serio di alternanza scuola lavoro che consenta agli studenti di costruire un curriculum fondato sul rapporto formazione e occupazione.
Quello dell’alternanza scuola lavoro è un tema cruciale per i prossimi anni. La recente riforma scolastica ha tra i suoi obiettivi, anche quello di aiutare lo studente a costruire un curriculum fondato su questo rapporto, a cui dovrebbe seguire un vero e proprio contratto di apprendistato dentro l’azienda in cui si svolge il progetto di alternanza, cercando così di stabilizzare il percorso verso una forma di occupazione vera e propria. Questo tenendo conto del contesto e delle specificità territoriali. Siena, nel dialogo tra scuola, università e mondo del lavoro, si sta candidando ad essere una realtà sempre più avanzata, soprattutto sul fronte dell’orientamento.
L’edificio, cioè il contenitore, deve pensare al contenuto che accoglie. Oggi le nostre scuole sono le stesse in cui hanno studiato i nostri nonni, con la stessa impostazione: corridoio centrale, aule laterali. Spazi delimitati in cui viene privilegiata la lezione frontale, perché la pedagogia tradizionale vede lo studente come elemento passivo. Noi vogliamo scuole innovative, che servono per dare le risposte ad un nuovo modello pedagogico-culturale che deve favorire la multidisciplinarietà, il raggiungimento delle competenze, lo scambio di esperienze. Cambiare gli spazi significa anche lottare contro la dispersione scolastica. Per questo noi parliamo di architettura per l’apprendimento innovativo.
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