Di sinistra e moderna

Giu 21, 16 Di sinistra e moderna

Le sensazioni contano molto, e più di loro contano i numeri. Questi ci dicono che al ballottaggio i candidati alternativi al PD sono riusciti a raccogliere la stragrande maggioranza dei votanti le altre liste, in quella che è stata chiamata la santa alleanza anti-PD (o anti Renzi). Se abbiamo pensato che per poter vincere al secondo turno sarebbe bastato confermare i nostri voti (credendo che i voti espressi per i candidati fuori dai ballottaggi sarebbero finiti in larga misura nell’astensionismo del secondo turno), sappiamo invece che non è così. Vuoi per calcolo politico dei partiti avversari, vuoi per la nostra scarsa capacità relazionale, oggi il centrosinistra stenta a raccogliere i benefici del “voto utile”, che spesso in passato ci ha visto premiati al ballottaggio, in quanto coalizione più affidabile. In Toscana, come nel resto d’Italia, le coalizioni di destra attraggono il voto dei 5Stelle, e viceversa. Questo evidenzia un’evoluzione nel sistema tripolare del nostro Paese, dove la protesta antisistema si alimenta della lunga crisi economica e sociale, saldandosi con chi la crisi l’ha negata inizialmente, subita successivamente, infine cavalcata. Strati troppo ampi della società si sentono esclusi dai moderni processi di emancipazione, e una forza politica di centrosinistra deve riuscire ad analizzare i limiti della propria azione amministrativa. I provvedimenti del governo, coraggiosi fino a mettere in discussione alcuni principi identitari della sinistra del Novecento, hanno cercato di dare alcune risposte concrete all’emergenza occupazionale. Ma moltissimo è ancora da fare, in particolare per ridurre la disoccupazione giovanile al livello degli altri Paesi avanzati, per rendere più efficiente la spesa pubblica, per far scendere le tasse mantenendo i servizi essenziali. È il momento, forse, di identificare con più nettezza la platea dei beneficiari, e di farlo, anche investendo sulle categorie più indifese rispetto a questa crisi, che sono i più giovani ed i più anziani. Troppi sono rimasti indietro, e molti ancora si sentono privi di riferimenti politici e culturali.  Occorre spiegare, e occorre ascoltare, di più e meglio. E forse, come ha scritto recentemente Veltroni, occorre “capire quello che sta accadendo, della storia che sta cambiando molti dei paradigmi del Novecento, con una velocità impressionante. Si discuta come essere una forza di sinistra moderna. Di sinistra e moderna, le due cose insieme. Si discuta volendo, tutti, il bene del Pd che, continuo a pensarlo, è la principale speranza di salvezza e cambiamento di questo paese. O, almeno, può esserlo”.

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