Bandi PRIN: dare valore alla ricerca di base

Set 05, 17 Bandi PRIN: dare valore alla ricerca di base

La cosiddetta “rilevanza socio-economica” e la spinta dei governi verso lo sviluppo della ricerca di “tecnologie emergenti” hanno posto in essere nuovi modelli di finanziamento pubblico, spesso associati alla creazione di nuovi tipi di centri di ricerca.
I criteri ineludibili di efficienza e responsabilità rispetto all’utilizzo delle risorse pubbliche non devono far dimenticare alcuni dati fondamentali: il primo è che pur in presenza di obiettivi posti dalle esigenze sociali e dalle pressioni politiche, la ricerca di base continua ad aver un ruolo fondamentale. Il secondo aspetto e che questa può svilupparsi solo in presenza di una componente maggioritaria di investimento pubblico: in media nell’Unione Europea, nel 2013, il 52% degli stanziamenti di bilancio dei governi per R&S è andato alla ricerca di base. E pur in presenza di differenze rilevanti tra i singoli paesi non è possibile prevedere alcun avanzamento scientifico – industriale riducendo le risorse, siano queste in “blocco” o su bando.
Questa riflessione è utile a comprendere quanto rilevante sia l’annuncio dei nuovi finanziamenti (240+150) milioni di euro sui Prin (i progetti di ricerca interesse nazionale). Sono stati proprio questi finanziamenti ad aver subito i maggiori tagli tra il 2010 e il 2012, durante il governo Berlusconi, tagli che non hanno visto un recupero fino allo scorso anno, passati dai 137 milioni di euro nel 2003 al minimo storico di 38 milioni di euro di fine 2012 (governo Monti). Nel 2016 dopo due anni di totale assenza abbiamo avuto 92 milioni di euro su 300 progetti di ricerca, un numero Sicuramente insufficiente rispetto alle oltre 4 mila domande pervenute; eppure un segnale di una ripresa dell’impegno del governo in questo settore.
Proprio perché queste risorse, rispetto al finanziamento ordinario, premiano la progettualità dei singoli gruppi di ricerca, avere a disposizione una cifra di quattro volte superiore, destinata agli atenei, porterà ad un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni.
A questo deve essere aggiunto il bando da quasi 500 milioni di euro (di cui quasi 400 destinati alle Regioni del Mezzogiorno) per finanziare progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale e per incentivare la cooperazione fra pubblico e privato. Bando che oltre agli atenei coinvolge tutto il sistema della ricerca in Italia quindi PMI, Grandi Imprese, Amministrazioni pubbliche, Organismi di Ricerca pubblici e privati.

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